mercoledì 4 luglio 2007

Viaggio ad Atene (giorno terzo)

Lunedì 31 maggio 2004



Ore 8,00. Sibilla e Patty aprono gli occhi sonnolenti e trovano la loro compagna di stanza in febbricitante attività già da un'ora e mezza.
"Ma tu, dormire, mai?"
"Che volete farci, sono un po' emozionata. Ho compilato qualche pagina del nostro diario di viaggio. Siete pronte per la colazione?"
COME NO?!

Ore 9,00. Si ripete come su un nastro la scena dell'assalto al buffet. In pochi istanti il loro tavolo intonso si riempie di piatti ricolmi di fette di pane, focacce, marmellate di tutti i colori e come per magia compaiono coppette traboccanti yogurt, latte coi cereali. Un'orgia di gusto alla quale si abbandonano i tre bidoni ambulanti.
"Assaggia un biscottino!"
"Che buoni questi Corn Flakes.."
SLURP, SCROK, SCRIK, e di nuovo la loro trincea bellica si svuota magicamente di tutte quelle meraviglie che vanno ora ad intasare ora il loro stomaco delicato. Patty non si smentisce e, sotto lo sguardo schifato delle altre, si alza con aria solenne e si dirige verso il tavolo dei panini che, dopo il suo passaggio, sembra stato assaltato da Attila in persona.
Ma presto anche Sibilla e Tania si alzano per rifornirsi. Sì, perché si prospetta il problema del pranzo, abilmente risolto sul nascere da Sibilla che propone di sottrarre illecitamente dal buffet dei panini imbottiti con prosciutto e formaggio. E così, detto e fatto, mentre Sibilla tenta inutilmente l'assalto al WC, le altre si armano di coraggio e, preparati due panini, li nascondono abilmente e tornano in camera.

Ore 10,33. Partenza per Micene. Il problema che si presenta immediatamente riguarda la direzione da prendere per raggiungere l'Istmo di Corinto.

Ore 11,03. Finalmente riescono ad uscire dalla città.
BRRAVISSSIME!
Il tragitto è per lo più in collina, per usare un eufemismo, e a tratti scende vertiginosamente a toccare le rive del mare. Ed proprio presso l'antico porto di Kegchras (Kenchiras) che la vettura sterza bruscamente a sinistra per lanciarsi, apparentemente priva di controllo, nel parcheggio della spiaggetta.
“Porca vacca! Quel sedile orrendo è scomodissimo, c’ho un mal di schiena!” Prima di Pat, spuntano i suoi gentili insulti rivolti al sedile posteriore.”
“Hei, signorina!” La richiama Tania “Sibilla sta riprendendo la scena con la telecamera!”
“Embeh?”
Manco avessero mai visto il mare in vita loro, le povere, in stato di esaltazione, saltellano con i piedi in ammollo nell'acqua del mar Egeo.


Sempre incline a pensieri cupi, Pat mette le amiche al corrente delle sue preoccupazioni. “Stavo pensando... e se ci fossero le siringhe dei droghini, qui sotto la sabbia? Perché io sprofondo in una maniera incredibile…”
“Già, perché i droghini sono venuti qui stamattina sapendo che saremmo passate di qua e hanno piantato le siringhe con la punta rivolta verso l’alto. Brava! Pensavo di essere pessimista, io che penso sempre a cosa potrebbe nascondersi sotto la sabbia, ma tu mi batti di brutto!!” La prende bonariamente in giro Sibilla.
Ma il richiamo delle chiare fresche e dolci acque è più forte della paura e, trovato un sasso affiorante, Patty ci si incolla su a mo’ di pattella.
"Yuhu! Io rimango qui mentre andate a Micene." Patty la butta lì tentando di sottrarsi alla penosa visita della città preistorica.
Ma Sibilla colpisce ancora.
"Mi scappa la pipì.."
DI NUOVO?
"Facciamola lì, dietro a quella casupola diroccata di dubbio gusto." Propone Tania.
"Sì, il fico ci proteggerà da sguardi indiscreti dalla strada. Dal mare non credo arriverà nessuno." Sibilla è d'accordo. "Ecco qua, un velo di fazzoletto di carta a testa. E fatene buon uso!"
Così, prima Sibilla e poi Tania, si accucciano col sedere rivolto verso il fico. Per ultima, arriva Patty, riuscita a staccarsi dal sasso su cui si era seduta in meditazione. Le altre si allontanano per lasciarle la privacy necessaria per l'operazione, ma con la coda dell'occhio vedono spuntare un culo bianco da dietro il muro della casetta.
"Tania, ma Patty sta facendo la pipì nel verso sbagliato!"
"PAATTY! Non con il culo rivolto al mare, ché se passa qualcuno.."
"Ma chi vuoi che nuoti, in questa stagione?" Grida una vocina da dentro il fico.
In quel preciso istante, mentre il sedere di Patty ammira la distesa celeste del mare, due natanti solitari ammirano il candido sedere chiedendosi che razza di bestia possa essere.
"Dai, allontaniamoci, ne abbiamo fatta una delle nostre!" Commenta la sventurata padrona del culo curioso.
"Beh, se proprio volete che ve ne metta al corrente, abbiamo appena lasciato i nostri scarichi personali nell'antico porto greco Kegchras (Kenchiras) del V secolo a.C.!" Annuncia gaiamente Tania, dopo aver letto il cartello informativo. “Dai, andiamo a farci curare dal dio Asclepio, che ne abbiamo bisogno. Speriamo abbia su di noi un effetto migliore di quello che Lourdes ha avuto su Sibilla!”
Ripartono per fermarsi, poco dopo, in uno strano luogo. In mezzo al nulla più assoluto trovano una stazione di servizio.. anzi, le stazioni sono due, una di fronte all'altra.
"Ma se di qua non passa nessuno?" è il loro commento.
In realtà, il loro intento è di rifornirsi d'acqua fresca, ed escono dal bugigattolo armate di 6 bottiglie d'acqua. Il venditore, in siesta con la sua famigliola, le osserva assonnato riempire le bozze con una strana polverina gialla e poi shakerare il tutto affinché, come suggerisce genialmente Tania, le bolle d'aria cozzino contro gli gnocchi di polvere formatisi all'interno delle bottiglie. Uno spettacolo assai singolare.. Ma andiamo oltre!

Ore 12.12. La strada da percorrere verso Micene è diritta e lineare e, grazie alla guida di Tania che, ormai l'hanno capito anche gli ateniesi, è completamente priva di senso dell'orientamento, raggiungono in sole due ore il sito di Epidauro, ubicato in aperta montagna.
Lungo il tragitto Sibilla si chiede ingenuamente: "Come facevano i malati, secondo voi, a raggiungere indenni il santuario che doveva dargli la guarigione, se erano ridotti male? Morivano per strada? Secondo me, chi sopravviveva al viaggio doveva guarire per forza!"

Ore 12.56. Beh, ragazze, da qualche parte siamo pur arrivate, no? Che importa se si tratta di Micene o Epidauro? Tanto qui dovevamo pur farci un salto, data l'importanza del luogo!"
Accampatesi sotto un albero, sgranocchiano i loro biscotti Digestiv e i panini rubati e si apprestano all'ormai famigerata scena delle tessere universitarie. Ma il dio Asclepio, il protettore di Epidauro e il curatore dei malati provenienti da ogni dove, decide di guardare in giù e di evitare loro un'altra figura da chiodi.
All'entrata del sito biancheggia un foglio di carta scritto in greco che dice più o meno così: Il 31 maggio l'entrata è libera.
"Ma che fortuna abbiamo? (Grazie, dio Asclepio!)" Tania, munita di telecamera e fotocamera entrambe accese e pronte all'uso -bisogna vedere però come farà a svolgere le due funzioni in contemporanea-, si fionda senza esitare seguendo le insegne come un'ape incazzata insegue l'incauto passante. Pochi gradini portano dalla viuzza tortuosa alla meraviglia delle meraviglie: il teatro di Epidauro! Trattasi di un'opera unica nel suo genere per l'inspiegabile perfezione acustica di cui è dotato. Nessun teatro, dopo questo, ha mai raggiunto un'acustica così perfetta. Lo stato di conservazione è stupefacente, il chiacchiericcio dei visitatori seduti sulle gradinate rimbomba creando un effetto indescrivibile.
Tania e Sibilla salgono le gradinate mentre Patty, al centro dell'enorme costruzione, lascia cadere a terra una moneta per verificare la veridicità dell'affermazione che "lasciando cadere una moneta al centro esatto del teatro, il suono del metallo verrà udito in modo chiaro anche dagli spettatori seduti nella fila più alta di tutte". Ed è proprio così! La moneta rimbalza e Tania e sibilla si scambiano uno sguardo stupito. Dalla base sabbiosa del teatro Patty comunica con le altre senza dover alzare la voce: loro la sentono benissimo. Qualche scatto qui e lì, una bella ripresa dalle gradinate ("Oh, si è schiavellato un bimbo!") e le nostre amiche lasciano questo luogo meraviglioso per raggiungere la loro seconda meta: Micene.

Ore 14,21. Lasciata l’antica Epidauro, la puff-mobile si dirige ad ovest lungo la statale che porta a Nauplia. La rocca arcaica della città si trova appollaiata sulla cima di un monte come una fortezza inespugnabile. L’importante sito successivo è la città di Tirinto. Coeva a Micene, fu anticamente fondata e popolata dal popolo degli Achei. Una foto è d’obbligo e, lasciate le compagne a bordo del folle veicolo, Sibilla si arma di fotocamera e telecamera per fissare il fortuito incontro.
“La prossima città sul nostro tragitto è Argo.” Annuncia Sibi entrata in pieno nel suo ruolo di navigatore. E infatti, sulla cima di un monte elevato si erige la città fortezza di Argo, anch’essa di età micenea. Nonostante i chiari cartelli indicanti la direzione esatta, ciè Corinto, Tania sbaglia clamorosamente strada ed in breve si ritrovano a vagare per vicoli strettissimi ed occlusi da veicoli parcheggiati in modo obbrobrioso. Patty, cui non sfugge nulla, nota una vetrina nella quale una sfilza interminabile di magliette fa sfoggio di sé e del proprio bigliettino del prezzo su cui spicca l’incredibbbile scritta: 2 Euro.
“Accosta! Accosta!” Grida Pat in preda alla febbre dello shopping –morbo questo, si sa, che colpisce le fanciulle in età compresa tra i 6 ed i 90 anni togliendo loro ogni capacità di autocontrollo davanti ad una vetrina- e Tania è costretta ad un atterraggio di fortuna nel primo vicolo accessibile. Ma, ahimè, il luogo infausto è più intricato del labirinto dove visse il mitico Minotauro e, parcheggiata la vettura, le tre temerarie si aggirano invano alla ricerca del negozio fantasma.
“Comunque, mi sa proprio che qui è tutto chiuso!” Non c’è infatti segno alcuno di vita umana, l’unico argivo solitario da loro incrociato risponde con un grugnito sospetto alla domanda di Sibilla “Do you speak English?”
“Torniamo alla macchina, và, prima che ci perdiamo e ci tocchi chiamare il soccorso stradale!”
Così risalgono sulla sfig-mobile e ripartono sgommando per infilarsi nell’ennesimo angusto vicolo. Già da lungi si scorge la trasversale, l’hanno quasi raggiunta, ma… una macchina con a bordo dei simpatici argivi svolta nel vicolo avvicinandosi a sostenuta velocità al veicolo blu. Si trovano muso contro muso. Tania non cede.
“Ma cosa vogliono? Non ci passiamo tutti due contemporaneamente! Spostatevi!”
“Tà, hai imboccato un vicolo a senso unico..” comincia Patty.
“Embeh? Lo so ben! Dillo alle tre macchine che abbiamo di fronte!”
“Sì” Continua paziente Pat “Ma l’hai imboccato nel verso sbagliato!”
“Oodddio!! Che faccio ora? Vado avanti? Vado indietro? Ci si passa con gli specchietti? Che hanno da ridere quei tipi al bar?”
In sole 34 manovre riesce ad uscire dal vicolo cieco in cui si è infilata, sotto lo sguardo divertito dell’intera gioventù argiva cazzeggiante nell’unico bar aperto della cittadina.
“Speriamo non ci succeda altro!” Commenta esausta Sibilla “Io sto in ansia con ‘sta storia degli specchietti e delle ruote non assicurati. Speriamo davvero di riportare la macchina intera! A proposito, l’hai letto il contratto di noleggio che hai firmato? Dice…

“Per me si va nelle città dolenti,
per me si va ne l’etterna sfiga,
per me si va ad atterrir le elleniche genti.

Delle sciagurate muovono il mio povero volante;
e seco mi trascinano su sentieri perigliosi:
Patrizia la trangugiante, Sibilla la scoreggiante,
Tania la rompicoglioni .

Dinnanzi a loro non sopravvivono cose dall’uom create
Neppur i distributori; loro tutto distruggono.
Lasciate ogni speranza voi che le incontrate!”

Queste parole di colore oscuro
Videro scritte sul libretto di circolazione;
ma al momento il senso lor gli è duro.[1]




[1] E’ stata qui inserita una fantasiosa ed adattata citazione dantesca (Inferno, canto III).




“Che simpatico! Parla di noi, sembra una specie di presagio oscuro.”
“Parla anche di distributori.. Chissà che significa?”
“A proposito, ragazze, siamo quasi a corto di benzina. Ci fermiamo qui?”

Ore 15,02. Pochi metri più avanti verdeggia l’insegna di un distributore. Tania ferma la puff-mobile davanti alla pompa e scende al volo indicando all’ellenico benzinaro di fare il pieno. Lui sembra aver capito. Miss sventura si guarda attorno con aria distratta, ma viene immediatamente richiamata dalla voce di Sibilla proveniente dall’interno del veicolo.
“Tania! Ti sta facendo segno di andare un po’ avanti!”
In effetti, il benzina man si sbracciava come un vigile urbano che sta dirigendo il traffico il venerdì pomeriggio. Tania gli lancia un “OK”, sale in macchina, mette in moto intenzionata a spostarla alla pompa successiva, ma viene fermata da urla convulse di terrore provenienti dall’esterno della vettura. Si tratta solo di un attimo. Un breve attimo destinato a sconvolgere in modo irrimediabile l’animo di un poveruomo. Aggrappato al finestrino come fosse l’unico appiglio a salvarlo dal baratro della morte, il disgraziato grida “NO, NO, NOOOO!” Per un attimo le tre pensano che sia imprevedibilmente impazzito. Poi lo guardano meglio e lo spettacolo che si offre al loro sguardo è dei più terrificanti: a giudicare dagli occhi lucidi e sbarrati l’ellenico si vede passare davanti tutta la propria vita –nemmeno troppo breve, finora- e cerca inutilmente di inalare aria vitale; i suoi fluenti capelli ricordano vagamente il manto di un peluches lavato per errore a 90 ° e centrifugato innumerevoli volte; la bocca, storta in modo innaturale in una smorfia di dolore, emette una bavetta poco attraente. Un uomo sull’orlo di una crisi di nervi.
“Ah, c’è ancora la pompa infilata.” Informa rilassata Patty. Poi lo osserva meglio. “Ma cos’ha, sta bene?”
“No, noo!” Continua il poveraccio.
“Eh, ma me l’ha detto lei di andare avanti!” Comincia a scusarsi Tania senza rendersi veramente conto che anche una piccola scintilla poteva essere loro letale. Ed accompagna l’affermazione imitando il gesto compiuto poco prima dal benzinaro.
“EEEH… Perilabo... direwko...” le risponde l’uomo dando segni di lieve ripresa.
“EEEH UN CACCHIO!” S’innervosisce Tania pensando che ora la colpa della scampata esplosione della stazione di servizio verrà attribuita a lei.
Il benzina man, incazzato come un argivo, indica loro il furgone che poco prima era parcheggiato dietro a loro in attesa di rifornirsi.
“Aaaah! Ecco a chi faceva cenno di spostarsi!” Patty la sa veramente lunga.
“Paga che ce ne andiamo, ti prego!” Insiste Sibilla presa da un attacco di ridarella irrefrenabile e completamente riversa su se stessa.
Fanno pochi metri ma devono fermarsi per poter sfogare la crisi di riso isterico. E’ vero, sono tre sciagurate perseguitate dalla nuvoletta di Fantozzi, ma hanno la fortuna di riuscire a sopravvivere e a riderci pure su. Di certo questa vacanza non la scorderanno facilmente! E ora..
…“Micene, arriviamo!”
Non c’è possibilità di scampo per te, oh millenaria città sopravvissuta nel corso dei secoli agli innumerevoli attacchi di crudeli eserciti venuti per distruggerti. Questa volta la prova è terribile ed è improbabile che tu ne esca intatta. Dì addio, possente città, alle tue incrollabili mura ciclopiche, alle tue tombe regali, alla tua fama mondiale. Raccomanda la tua salvezza al cielo.. LORO stanno arrivando!


Ore 15,22. L’impresa di uscire da Argo si rivela più complicata del previsto non essendoci cartelli che indichino la direzione per Micene. Si ritrovano così a girare senza orientamento nei dintorni della città.
“Che strano” Sibilla cerca in tutte le direzioni un’insegna utile “E’ pieno di cartelli con la scritta Corinto, cartelli che evitiamo da stamattina..”
“Ma Corinto non è ad ovest come Micene?” Patty s’illumina improvvisamente.
“Oddio! E’ vero! All’andata dovevamo allontanarci da Corinto in direzione Epidauro, ma al ritorno quella è la direzione giusta da prendere.”
Finalmente escono dal circolo vizioso in cui si sono cacciate ed in breve cominciano ad apparire anche i cartelli indicanti Micene. Lungo la strada ci sono moltissime botteghe di artigiani vasai e le tre compagne di sventura fanno una breve sosta per comprare dei souvenir.
Ad un tratto, davanti a loro, acciambellati su una bassa collina, appaiono loro i resti di Micene. La vista della città fortificata, completamente circondata dalla natura, è emozionante, soprattutto per Tania che aspetta da anni di poterla ammirare. Lo stato di conservazione non è dei migliori, ma si riesce chiaramente a distinguere l’assetto dell’urbanizzazione.
L’entrata, come nel caso di Epidauro, è libera – GRAZIE ANCORA, Dio Asclepio!_ e le tre, armate di taniche di the, zampettano leggiadre in direzione della porta d’accesso.
La Porta dei Leoni dà loro il benvenuto nella città che diede i natali a re Agamennone, fratello di Menelao, partito con la spedizione organizzata dal re di Sparta per riportare a casa la bellissima Elena, innamoratasi del principe troiano Paride. Agamennone trovò la morte proprio a Micene per mano della moglie Clitennestra, e lì fu sepolto con la maschera d’oro che riproduce il suo volto. Varcata la porta, sulla destra si trovano le grandi tombe regali a pianta circolare e, salendo lungo la via principale, si raggiunge la sommità della fortezza.
Lungo il tragitto, le tre sgabinate danno sfoggio della loro limitata maturità sparando cavolate spaventose. Mentre infatti Sibilla si ferma qui e là per marcare il territorio, Tania e Patty si cimentano in discussioni poco edificanti in lingua francese inventando le parole che non conoscono. Sfortunatamente, attorno a loro si aggira una comitiva di francesi, i quali non credono alla loro buona fede e si convincono che le due folli fanciulle li stiano allegramente prendendo per il culo.
“Maintenont nous mangeons les gateux au chocolait ..” Scherza Tania con l’amica.
Ma dietro a lei un giapponese, senza staccare gli occhi dalla pietra che sta ammirando, commenta lapidario “Ce ne dis pas Gateux, mais gateaux!”
“Merci!” cinguetta allegramente Tania, senza rendersi conto che il tale se l’è un po’ presa.
“Tania, posso fare delle fotografie con la tua macchina digitale?” Interviene Sibilla, per cambiare discorso.
“Certo che puoi, anzi, DEVI!”
“Sì, tanto poi quando ti giri te le cancella tutte!” Scherza Patty. Poi torna terribilmente seria. “Facciamo merenda?”
E così, sul cucuzzolo dell’acropoli micenea, si consuma l’empio banchetto a base di biscotti tarocchi tipo Choco Leibniz in preoccupante stato di colamento, e di Digestiv, gli squisiti biscotti di nonna Sibilla. Una fila indiana di francesi –difficile a credersi- passa lì accanto e Sibi, sventolando il cartoccio, gli offre dei gateaux. Fortunatamente i francesi non accettano biscotti sciolti da delle sconosciute.
Tania allora accende la fotocamera per registrare qualche vaccata ispirata dal luogo ameno.
“Allora Sibilla, dove andiamo più tardi, al monte…?”
Sibilla s’impegna a fondo nella pronuncia della collina ateniese. “Aaaandiamo al mooonte..” prende la rincorsa “…Berretto! No… Colibetto!” E si ripete la scena dei giorni precedenti, quando Tania e Patty cercavano inutilmente di insegnarle il nome del monticello. “…Libetto.. no, nemmeno questo è giusto.. ah! Ci sono! Licabetto, ecco come si chiama!” Uno scroscio di applausi rimbomba per il sito. BRRAVISSSIMA!
Dopo una breve tappa al WC delle signore, i tre carrarmati si dirigono al Museo dove, con loro immensa sorpresa, possono ammirare la maschera d’oro funebre di Agamennone, in precedenza conservata al Museo Archeologico di Atene, trovato chiuso il giorno precedente.
“Guardate, è meravigliosa! Vi rendete conto? La maschera di Agamennone..” Tania osserva rapita l’importante reperto preparando la fotocamera.
“Ma è piatta, guarda che orecchie a sventola!” Commenta Patty. “Fufù! Fufù!” E imita il noto comico di Zelig, James Tont.
“Maddai! Và che questo è il ritrovamento più importante, non offenderlo!” Tania è scandalizzata, così decide di erudire l’amica senza criterio. “…se è così piatta è perché, mentre prima aderiva al volto del re, è stata poi aperta dagli archeologi.. perché si sa che… ma… ragazze? Dove siete?”
Le due allieve se la sono squagliata, esasperate dalla noiosa lezione, e l’improvvisata maestra deve recuperarle nelle sale dedicate ai reperti ceramici.

Ore 18,04. “Allora, pronte per ammirare Atene dalla cima del Licabetto? Andiamo!” Tania guida il gruppo verso la macchina. “Patty, mi sacrifico, Sali tu davanti chè stai più comoda.”
“Grazie, amica mia!”
Nemmeno il tempo di abbandonare il parcheggio e Tania già ronfa beatamente sul sedile posteriore lasciando la propria salvezza nelle mani di Sibilla, alla guida, tormentata da micidiali colpi di sonno, e di Patty, armata di cartina, ma poco convinta. Ed infatti le loro menti sconvolte riescono a portarle nuovamente fuori strada.
“Chissà da che parte si andrà per Atene??

Ore 20,07. Giunte in città, si trovano immediatamente invischiate nel traffico allucinante e, distratta da un uomo sulla carrozzella che chiede loro l’elemosina, a momenti Sibilla imbocca una strada contromano.
“C’è uno piegato in due” Tania richiama l’attenzione delle amiche su un povero handicappato che cerca di ottenere qualche soldo dagli automobilisti incolonnati.
“Perché? Mica faceva tanto ridere!” Patty è perplessa.
Oddio!
E ripartono alla ricerca di nuove disgrazie. Pochi metri dopo si ritrovano incolonnate e,
dopo una lunga attesa, finalmente raggiungono il semaforo rosso –il verde dura solo 7 secondi!
“Tania, ci mangiamo l’ultimo biscotto?”
“Magari lo teniamo per dopo, dai!”
Sibilla, voltatasi per passare il pacchetto all’amica seduta dietro, si rigira a guardare la strada e nota un movimento sospetto davanti al cofano.
“Ma..”
Una donna sta pulendo il cofano dell’Opel in attesa che il semaforo torni verde. Sibilla non sa se ridere o iniziare a preoccuparsi.
“Ma che fa? Non mi starà mica rovinando la macchina, vero?”
Ma in pochi istanti, la donna ha passato lo straccetto sul cofano ed è passata alla vettura successiva. Vabbeh!
Le tre sgabinuz ripartono alla ricerca di un punto fermo con il quale orientarsi per poter raggiungere il monte… “Sibilla..?”… “Il monte Licabetto!” Brava! Ormai l’ha imparato perfettamente.
“Bene, amiche, ora vi guiderò fin sul cucuzzolo. Pat, cartina!”
“Eccola, toh!”
“Sibi, pronta per l’ascesa?”
“Yesss!”
“E allora, viaaa!”
E la pazz-mobil parte a razzo saettando tra le vie trafficate della capitale, guidata dalle indicazioni di Tania trincerata sul sedile posteriore e armata di cartina spalancata.
“Scusa, non riesco a vedere nulla di ciò che accade dietro, puoi piegare la cartina che comunque non ti serve tutta aperta?” Nella mente di Sibilla comincia ad insinuarsi il dubbio che l’amica non sia affatto in grado di orientarsi.
“Ok! Se riesco a chiuderla e ad orientarla.. Ecco fatto! Ora percorri per un po’ questa via lunga... ok… e a quel semaforo svolta a sinistra, così. Bene, dovremmo iniziare a salire, ti risulta?”
“In effetti qui inizia la salita. Bene, è la giusta direzione!”
La strada si trasforma in breve in una via tortuosa delimitata su entrambi i lati da macchine parcheggiate in colonna. L’Opel si muove insicura, temendo di perdere per strada uno specchietto, ma sale imperterrita, decisa a raggiungere la cima.
“Ecco, siamo arrivate sulla cima. Ora parcheggia ché cerchiamo il tempio.” Patty si guarda in giro alla ricerca del tempietto.
Sibilla però sembra poco convinta.
“A me sinceramente il Licabetto da lontano sembrava privo di abitazioni, forse dobbiamo salire ancora.”

Ore 20,30. Improvvisamente, prodigio prodigioso, nello scorcio fra due case scorgono una veduta della città di Atene. Sibilla dà un’occhiata distratta al paesaggio e torna a fissare la strada. Ma con uno scatto repentino riporta lo sguardo in direzione dello scorcio e la consapevolezza del terribile errore le crolla addosso come un masso.
“Ma! Cos’è quello laggiù?”
Riesce a mettere ancora in dubbio ciò che si rivela ai suoi occhi increduli. Le altre seguono il suo sguardo incuriosite. Cosa mai potrà esserci di tanto interessante?
“Ragazze, se quello laggiù è il monte Licabetto, noi dove cavolo siamo finite???”

Ore 20,33. L’auto, sconquassata da movimenti convulsi, è ancora ferma nel luogo della raccapricciante scoperta. Le tre occupanti si lasciano andare ad un riso irrefrenabile ripensando alle indicazioni date con sicurezza da Tania.
“Non capisco proprio dove stia l’errore.. Devo aver orientato male la cartina..”
FOSSE SOLO QUESTO IL PROBLEMA!!

Ore 20.35. L’Opel riprende il suo viaggio errabondo zigzagando per i vicoli pericolosamente ripidi ed evitando accuratamente gli specchietti altrui. Quando si trovano in fondo alla discesa, Sibilla è in un bagno di sudore e, rivolta ad una bimba che sta attraversando la strada, sventolando le mani fa un cenno come per dire “Miiiiiiii ccche robba!” La bimba fraintende e sorridendo la saluta.
Ah, ‘sti Elleni!

Ore 20.45. Abbandonata l’idea di salire sul monte Licabetto (“Sennò facciamo notte!”), Sibilla s’immette nel traffico, se possibile, ancora più intricato di quello delle 20.00. Nonostante sia la più posata e controllata del gruppo, trovandosi in mezzo ad un siffatto casino, Sibi subisce un drastico crollo del sistema nervoso. Gli occhi le si iniettano di sangue, la bocca si contorce in una smorfia di dolore ed una serie interminabile di parolacce escono in fila indiana come i nanetti di Biancaneve: una attaccata all’altra. Patty cerca invano di calmare l’amica, ma il processo di pazzia, ormai in atto, è irrefrenabile.
“Porca vacca! Ma proprio ora dovevano incastrarsi tutti?” In effetti l’ingorgo sembra un beffardo tetris di pezzi che s’insultano pesantemente uno con l’altro. Ma potrebbe andare peggio…
“Cos’è ‘sta sirena? Nooo! Pure l’ambulanza? Cos’abbiamo fatto di male??? COOOSAAA???”
“Poveretta..”

Ore 21,00. Attaccati con lo scotch i nervi a pezzi di Sibilla e trovato per pura fatalità il cartello indicante il quartiere Plaka dove avevano in precedenza deciso di cenare, le tre sciagurate parcheggiano in un vicolo strettissimo a senso unico –tanto per cambiare- e tirano un sospiro di sollievo.
“Vi giuro che non ce la facevo più, la prossima volta prendiamo la metropolitana perché io mi rifiuto di riimmettermi in quel casino anche se solo per pochi minuti!”
“Dai, dopo guido io, se vuoi. Intanto però cerchiamo di renderci presentabili, sembriamo appena scese da un gommone.” Tania cerca di sollevare il morale dell’amica ormai appiccicato all’asfalto come un adesivo.
Preso il cambio dal bagagliaio, si fondano in macchina e ne escono poco dopo completamente trasformate. Sono spariti i pantaloncini lerci di polvere e sudore e, con i pantaloni della tuta e le scarpe da ginnastica, risultano quasi decenti. Brave!
“T’immagini se passava di qua qualcuno e ci vedeva in macchina in mutande? Che ridere!”
“Patty, mi meraviglio di te! Non eri tu quella pudica?”
Il malumore è già passato ed il richiamo dello stomaco tritatutto di Patty si fa sentire prepotentemente. La capacità contenitiva dello stomachino di Pat rimane tuttora un mistero insondabile. Potrebbe essere paragonato ad un buco nero nell’universo, che attira a sé la materia interstellare per poi assorbirla rapidamente senza lasciare traccia alcuna. Per definizione scientifica “Un buco nero implode, ma non esplode”. In parole povere, tutto ciò che viene “ingurgitato” dal buco nero sparisce e non è possibile vederne gli effetti. Così è anche lo stomaco di Patty: ingurgita quantità impressionanti di materia solida e liquida che però non ricompaiono, come nel caso degli altri comuni mortali, in cuscinetti di grasso, ma.. -puff!- spariscono semplicemente. Boh… Ma torniamo alle nostre eroine!
Il quartiere di Plaka è costellato di taverne e negozietti deliziosi, ed è proprio in uno di questi che s’infila Tania, attratta dalla moltitudine di quadri colorati. In realtà le ragazze stanno cercando delle magliette da portare come Souvenir ai loro cari. La signora Antonia, la proprietaria del negozio, è molto simpatica e disponibile, ed in breve le braccia delle tre amiche si riempiono di magliette con la scritta Greece. Sibilla per prima nota la straordinaria bellezza dei quadri ad olio appesi a decine sui muri del negozio tanto che non c’è un solo spazio bianco in tutti i tre piani. Pile di tele di tutti i colori e dimensioni coprono ogni angolo del negozio. Antonia è una pittrice di estrema bravura e mostra loro con soddisfazione le sue creazioni. Sibilla osserva con interesse gli scorci di mare al tramonto, Patty sbircia tra le tele raffiguranti le onde marine, Tania rimane estasiata di fronte ai dipinti dell’Acropoli. Antonia corre su e giù per le scale per esaudire le loro richieste e compare dopo poco sommersa da tele dai colori sgargianti. La scelta è davvero tra le più ardue, essendo i quadri molto belli ed uno diverso dall’altro, ma dopo mezzora di rovistamento le tre escono dal negozio armate di rotoli contenenti i quadri scelti. Sibilla ha scelto una vista meravigliosa del mare al tramonto sull’isola di Santorini, mentre la scelta di Tania è ricaduta su un dipinto del Partenone; Patty ha invece comprato due spiagge per fare dei regali. Inoltre, come Souvenir personale, portano con sé due regali di Antonia: un ciondolo con l’occhio azzurro simbolo della dea Atena ed un cd di fotografie della Grecia. Al loro commiato Antonia, entrata ormai in intimità con le clienti, le accompagna alla porta del negozio salutandole con calore.



Ore 21,43. Nemmeno il tempo di mettere il piede fuori dal negozio e le tre vengono placcate da un distinto signore che le convince, con parole suadenti, a prendere posto ad un tavolo del suo ristorante. Tania non si lascia trarre in inganno e si informa sul menu.
“Avete il mussaka?”
Il cameriere annuisce prontamente.
“…e il baklavas?”
“Certo, abbiamo anche quello!”
Patty, ancora in cerca della sua salsina greca, si fa coraggio e, tutta soddisfatta per la risposta affermativa ricevuta, si siede giuliva al tavolo all’aperto. Il menu è davvero ricco di ogni prelibatezza, ma la loro scelta è rapida e decisa: Sibi e Tà scelgono il mussaka (pasticcio di carne, patate, melanzane e besciamella) e Patty ordina un piatto di carne condita con la sua famosa salsa introvabile.
“Care signorine…”

Il signore che le ha praticamente obbligate a fermarsi a mangiare si avvicina al loro tavolo sorridendo beato, e si presenta loro parlando di sé. Dimitri, questo è il suo nome, ha 77 anni, è greco di nascita ma ha girato letteralmente il mondo imparando ben 12 lingue ed ottenendo due lauree. Sibi, Pat e Tà guardano ammirate quest’uomo d’altri tempi che racconta loro degli aneddoti divertenti della sua vita e che parla della sua patria col cuore in mano. Ogni tanto le lascia per tornare a sedersi al suo tavolino, ma regolarmente torna da loro con qualche perla di saggezza. Si rendono conto di avere davanti un uomo davvero saggio quando lo sentono recitare con naturalezza, come se non avesse mai fatto altro in tutta la vita, qualche verso tratto dalla Divina Commedia oppure, in greco antico, i motti dei filosofi greci come Socrate e Platone. E’ un momento meraviglioso e magico e, per un momento, a Tania sembra di essere tornata indietro nel tempo, all’epoca della classicità. Dimitri è per lei la possibilità di sentirsi, anche solo per pochi minuti, nella vera Atene del passato.
E’ difficile descrivere le sensazioni provate dalle ragazze di fronte a questo nonno così colmo di sapienza e dolcezza; per chi non l’ha provato è impossibile spiegare che cosa le abbia così profondamente toccate e commosse. Forse, semplicemente, non capita più tanto spesso di ascoltare discorsi che parlino dei veri valori della vita, dell’importanza delle cose apparentemente insignificanti. Quel che è certo è che Dimitri parla come un uomo di altri tempi, avendo fatti suoi i pensieri di uomini così lontani dal nostro modo di vedere la vita.
Mentre le tre cenano ascoltando i racconti di Dimitri, passa di là Antonia che, chiuso il negozio, torna finalmente a casa, e lascia loro in dono tre rose.
“Ma può un fiore sollevare un altro fiore?” Chiede Dimitri alla donna.
Ah, che romantici questi Elleni!

Ore 23,36. Durante il tragitto verso l’hotel, chiusa la parentesi Dimitri, le tre menti geniali tornano freneticamente ad elaborare discorsi senza senso e a cercare febbrilmente di ritrovare, dopo la rotonda, la giusta via.
“Allora, sappiamo ormai che non è la prima, bensì la seconda stradina!” Sibilla fa mente locale, o almeno ci prova.
Nonostante conoscano lo stradario come le loro tasche, anzi meglio, riescono a svoltare nella via sbagliata e si trovano nuovamente a percorrere l’odiata Odos Acileos ( Via Achileos). Sibi a questo punto si spazientisce.
“Ma io dico: sabato sera abbiamo girato a vuoto per ore senza trovare la strada giusta, ieri sera, se vogliamo, è andata ancora peggio perché avremmo dovuto conoscere la strada, ma stasera stiamo superando ogni limite!”
Poi guarda le altre due e scoppia a ridere. Sorridi che la vita ti sorride!

Ore 24,00. EVVIVA!
“Miticche! Stavolta ci abbiamo messo solo mezzora! Ma quanto brave siamo?” Patty si esalta per la riuscita operazione di ritorno a “casa”. Nessuna di loro, infatti, avrebbe messo la mano sul fuoco pensando ad un rientro senza traumi.
“Oh, finalmente un bel sonno ristoratore!” Pat si getta sul letto con un triplo carpiato ed affonda nel cuscino perdendo istantaneamente i sensi.
“Beata lei!” S’incupisce la povera Sibilla. “Io devo assolutamente trovare un bagno DESERTO ED INUTILIZZATO dove potermi ambientare…”
“Vai e torna vincitrice!” Tania la saluta poco convinta della riuscita dell’ormai battezzata mission impossible.
La povera Caccofora (dal greco Caccos/kakkos = cacca, Fore/forh = portatrice) torna dopo mezzora, affranta e con il carico intatto.
“Ma perché? Io ce l’ho messa tutta! Ho finto anche di essere a casa mia, per trovare la giusta ispirazione! Mi dicevo: ecco, lì c’è il mio affezionato bidè, laggiù la mia cara lavatrice.. ma, nulla!”
E Tania, imperterrita. “Domani andrà meglio, non te la riporterai mica a Bolzano!”
BUONANOTTE, sciagurate fanciulle!

Viaggio ad Atene (giorno secondo)

Domenica 30 maggio 2004






Ore 7,19. Dopo un sonno pericolosamente simile al coma irreversibile, Pat, Sibi e Tà aprono spontaneamente gli occhi. Anzi, per essere esatti, Patty non sembra molto d’accordo con la decisione delle compagne di viaggio di iniziare la giornata con un’ora di anticipo rispetto ai piani originari, e si gira dall’altra con un mugugno animalesco. L’insonnia è causata dalla luce che filtra in camera illuminandola a giorno. Le tende sono infatti così sottili da essere trasparenti, e delle tapparelle nemmeno l’ombra.
Tania si arma immediatamente di macchina fotografica ed esce sul balcone per ammirare Atene alla luce del giorno, ansiosa di scoprire come la città si presenti dall’alto. L’Acropoli è sempre lì, con i suoi templi di marmo bianco, meravigliosa. Patty, nel frattempo miracolosamente risorta, la raggiunge all’aperto e decidono di immortalare i loro visi sfatti e quello di Sibilla, per non dimenticare l’inizio della loro avventura ateniese. E chi potrebbe mai scordarsene?

Ore 7,45. “Ragazze, che ne direste di andare a fare colazione?” Propone l’esile Patty che già avverte il richiamo poco musicale della voragine che Zeus le ha messo al posto dello stomaco. Il buffet della colazione è estremamente attraente. Sui lunghi tavoli abbondano leccornie di ogni sorta, e le tre disperate, con gli occhi ancora incollati dal profondo sonno, si fiondano senza ritegno sulle prelibatezze riempiendo piatti come se non avessero mai toccato cibo in vita loro. Lo scandalo si realizza quando Patty, svuotato in tempo record il suo piatto, annuncia candidamente: “Io mi faccio un altro giretto..” E Sibilla non esita a dedicarle il “T’amo pio bove!”.
Quindi, assunta un’espressione compunta e cerimoniosa, inizia un discorso alquanto triste.. “Care amiche, devo assolutamente parlarvi di un mio problema...”
Le altre interrompono l’intensa attività cammellifera di ruminazione e si scambiano un’occhiata preoccupata. “…a causa di una mia condizione psicosomatica, non riesco ad andare di corpo se non sono a casa mia, e soprattutto se condivido il bagno con altre persone. Insomma, m’intaso completamente e nemmeno l’idraulico liquido può nulla!” BENISSIMO!
“Mioddio! E’ terrificante!” Commenta Patty senza però smettere di spalmare chili di burro e marmellata sulla montagna di fette di pane che ha impilato sul piatto.
“Beh, se può esserti d’aiuto e conforto, noi possiamo assentarci per un po’ mentre tu tenti di… scaricarti.” Propone prontamente Tania, inorridita di fronte al gravissimo problema che sta colpendo l’amica.
“Grazie ragazze, allora salgo in camera. Voi raggiungetemi tra venti minuti.”
“Non c’è problema, io rimango qui con l’abbuffina che sicuramente si farà il terzo giro al buffet.”
Mentre Sibilla tenta la Mission impossibile, per ammazzare il tempo Tania e Patty sfoggiano il loro claudicante francese con la coppia seduta al tavolo dietro il loro e si divertono moltissimo ad inventare nuove parole. Ma giunge presto l’ora di soccorrere la loro amica con gravi blocchi intestinali, e rapide e speranzose si dirigono in camera dove la trovano affranta per il fallito tentativo di svuotamento.
“Domani andrà meglio, non te la riporterai mica a Bolzano!” E’ il commento dell’ottimista Pat.

Ore 9,33 Raccolto con il cucchiaino l’umore di Sibi e caricati sulle spalle gli zaini gonfi di biscotti, guide e scartoffie varie, l’insolito gruppetto parte alla volta dell’Acropoli. Percorsa Odos Aqhnas (Via Athinas) in direzione sud fino alle pendici della collina che ospita la zona sacra dell’antica Atene, si trovano casualmente davanti all’agorà romana e alla biblioteca dell’imperatore Adriano. Mentre Tania ammira i resti dell’antico complesso, le altre, piazzatesi in bella vista in mezzo alla strada, si spalmano ovunque litri di crema solare e, belle unte e protette, iniziano la famigerata ascesa all’Acropoli.
“Che figo! Non c’è nessuno! Siamo le uniche visitatrici. Strano però, di domenica, in estate..” Pat si guarda intorno ammirando le vie deserte.
I vicoli del quartiere che abbraccia la collina sono splendidi. S’inerpicano sulle pendici del monticello con le loro taverne che recano cartelli raffiguranti scene divertenti di satiri, personaggi fantastici e dei in atteggiamenti simpodici (“Ma cosa sta facendo Zeus col cervo?”) . Regna un silenzio irreale e, a parte qualche sporadico viandante, il luogo è deserto. Le tre, trovato un negozietto aperto, si fermano per rifornirsi d’acqua, visto che la giornata si preannuncia molto calda, e continuano la loro passeggiata. Ad un tratto, il richiamo della foresta colpisce Sibi…
“Ci fermiamo che devo fare pipì?”
“Ma Sibilla, qui non ci sono bar, né bagni pubblici, solo una fila di macchine parcheggiate.” Tania non vuole credere alle intenzioni dell’amica.
“Ebbeh?! Mi metto dietro a quella macchina lì, mentre voi mi fate da palo e fingete di chiacchierare.”
Il piano non fa una grinza, ma hanno fatto i conti senza l’oste. Mentre Sibilla si accuccia dietro il veicolo coperta da Patty che si guarda attorno poco spontaneamente, giunge infatti da lungi un rumore quasi di… scopa?! Chi sta spazzando la strada?
Ma LO SPAZZINO, naturalmente! L’Elleno, infatti, avanza pulendo svogliatamente la strada e, notando la strana coppia formata da Patty, che guarda il cielo, e Tania, che si scatta delle fotografie da sola sullo sfondo del monte Licabetto, s’insospettisce e si avvicina guardingo.
“Oh no! No, proprio lui doveva arrivare? Perché proprio lui in questa via deserta?”
“Patty, ma chi c’è?” Sibilla è palesemente preoccupata, ma rimane accoccolata dietro la macchina e continua la sua operazione di inondazione della via.
“Stai lì, non muoverti ché di certo se ne va via subito.” Le intima Patty a mo’ di gendarme, visibilmente dubbiosa.
E infatti, l’uomo gira intorno a Tania che lo guarda a bocca aperta, incredula di fronte alla scena che si profila davanti ai suoi occhi e incapace di fare alcunché, aggira anche Patty che nel frattempo è ammutolita, e s’infila tra una macchina e l’altra – CUCU’! - trovandosi di fronte Sibilla che, non credendo alle rassicurazioni di Patty, ha già provveduto a rivestirsi. Le tre fuggono sghignazzando impudicamente e si fermano solo un po’ più avanti per commentare la tremenda figura e ridere a crepapelle della loro immensa deficienza. Se proprio si vuol trovare un lato positivo in tutta la faccenda, almeno si sono trovate!
“Bene ragazze” dichiara Tania armata di telecamera accesa “Avete raccontato l’accaduto che ora rimarrà impresso in modo indelebile su questo nastro. Non avete scampo! E ora andiamo avanti ché, se continuiamo così, si fa notte!” E ripartono, ancora provate dall’avventura subita, ma felici di essere assieme perché certe cose si possono condividere solo con altre donne (anche se lo spazzino è un uomo!).
Strada facendo incontrano altre comitive alla ricerca della via per l’Acropoli, e continuano a fare tremende figure, commentando a voce alta l’abbigliamento altrui per poi scoprire che questi capiscono l’italiano. COMPLIMENTONI!
Ad un tratto, trovandosi di fronte un cancello, viene loro il dubbio di aver preso la via errata, e così chiedono informazioni ad un greco che indica loro di percorrere il sentiero opposto a quello da loro intrapreso. Eh già, la vita è piena di bivi e vicoli ciechi.. per loro, poi, diventa sempre un problema muoversi nella giusta direzione, chissà poi perché!? Insomma, cambiano strada e si trovano in un punto elevato dal quale si profila un meraviglioso scorcio dell’Agorà arcaica. In mezzo all’ampio spiazzo verdeggiante troneggia il Tempio di Zeus, perfettamente conservato, attorno al quale si aggirano comitive di turisti. Tania propone di fare delle foto artistiche nelle quali sembri che ognuna tenga in mano il tempietto. E così, sotto lo sguardo attonito e derisorio degli altri visitatori, le tre si fotografano a vicenda con il tempio appoggiato sul palmo della mano. Sibilla, nel ruolo di fotografo, tiene delle pose molto comiche, così la gente si diverte a guardare lei piuttosto che i ruderi plurisecolari. Ah, donne!!

Ore 10.15. Finalmente davanti a loro si materializzano i Propilei (o propoli, come li ha battezzati Sibilla per ricordarsi meglio il nome), l’entrata monumentale all’Acropoli. La scalinata d’accesso è gremita di turisti che formano una macchia variopinta e pittoresca in ascesa verso il noto santuario antico splendente coi suoi marmi bianchi.
Sibilla nota che alla loro destra c’è un cartello che consiglia di fare attenzione ai gradini scivolosi che portano ad un blocco roccioso elevato dal quale si può godere della meravigliosa vista della città dall’alto. Qualcun altro ci penserebbe un po’ su, soppesando i rischi connessi alla salita su quei gradini informi e lucidi che sembrano metallo colato, ma le nostre tre sventurate in cerca di disgrazie non esitano ad arrampicarvisi (nel vero senso della parola) e, non senza difficoltà, giungono in cima alla scalinata e rimangono senza fiato per l’emozione…
Davanti a loro, infatti, la città dai tetti bianchi riflette la luce del sole creando un effetto magico, come fosse un luogo incantato, una città d’altri tempi rimasta immutata nel corso dei secoli a testimonianza che le azioni dell’uomo e la sua storia non possono essere cancellate. Tania sogna.. Le sembra davvero di essere tornata indietro nel tempo, all’epoca in cui Socrate passeggiava per le vie della città seguito dai suoi allievi, o Aristotele pianificava la sua scuola di filosofia pensando con nostalgia ad Alessandro il Macedone impegnato nella conquista del regno di Persia. Le sembra quasi di sentire l’eco di giorni lontani, un’era in cui i dodici dei dell’Olimpo governavano la città e tutta la Grecia ed osservavano gli uomini susseguirsi nel corso dei secoli onorandoli con sacrifici propiziatori. Le sembra un sogno diventato realtà. Perché Atene è davvero un sogno.
Camminare su quelle pietre sconnesse è davvero difficoltoso, ma vogliono vedere tutto il paesaggio che si offre ai loro occhi e scattare delle fotografie per non dimenticare quest’attimo.
“Mettetevi lì, con lo sfondo del Pireo.” Sibilla è lanciatissima con la fotocamera. “Chiudete gli occhi, se vi bruciano per il sole, ed al mio tre apriteli. Ok, ferme lì.. uno, due, tre.. clik! Vediamo com’è venuta? Bellissime!” Sì, bellissime se dovessero fingere di dormire, ma gli occhi avrebbero dovuto almeno aprirli.
La discesa della mostruosa gradinata è, se possibile, più ardua della salita.
Tania ha un’idea. “Dovete tenere il culo a monte, così non vi sbilanciate, e scendere di traverso.” Sembrano tre impedite, ma almeno non ci sono vittime e riescono a mettere i piedi a terra con tutte le ossa intatte. BRRAVISSSIME!
E ora, dirette alla biglietteria. Dopo aver atteso un po’ facendo la fila, scoprono che, per gli studenti europei e SOLO per loro, l’entrata è gratuita.
“Basta mostrare all’entrata le vostre carte universitarie!” Annuncia loro candidamente il bigliettaio. Le tre si guardano cercando spasmodicamente una soluzione all’alternativa di pagare ben 12 EURI spendibili in cibo greco. La loro situazione infatti è la seguente: Tania è munita di certificato d’iscrizione all’Università (quindi è in regola); Patty dispone della sua vecchia tessera universitaria scaduta recante come data d’iscrizione il lontano 1996 (“Ma basta coprire la data col dito” s’ingegna il nostro genio del male); Sibilla, invece, mostra orgogliosa la tessera di prestito della biblioteca Thessman, ma nutre seri dubbi sulla riuscita dell’operazione Frega lo strappabiglietti. Ormai però devono procedere, ne va della loro già compromessa credibilità. Sulla gradinata d’entrata s’imbattono in una guida particolarmente insistente che sostiene che “Non si può visitare l’Acropoli sprovvisti di guida” intendendo di certo la propria persona, ma Sibilla e Tania le sventolano davanti al naso con orgoglio le loro guide Touring e questa desiste sconsolata.
“Con tutti i soldi che l’abbiamo pagata!” Aggiungono con aria scocciata.

Ore 10.42. Acquistate delle cartoline da un ambulante ad un prezzo conveniente e lasciati gli zaini al guardaroba (“Ma hanno paura che rubiamo un capitello? Manco ci sta un capitello nel mio zaino!” commenta Tania), con le mani occupate da apparecchi fotografici e portafogli, si dirigono dubbiose all’entrata, pregando gli dei dell’Olimpo che le assistano nel loro atto illecito. Tania mostra i suoi fogli e la carta d’identità (attimo d’agitazione perché non capiva perché volessero il documento) e passa oltre. E UNA! Patty porge titubante la sua tessera coprendo l’anno di emissione e passa –Fiuuu!-. E DUE! Sibilla vorrebbe scappare, ma trova il coraggio di mostrare la tessera della biblioteca accompagnando il gesto con un sorriso a 32 denti, uno sguardo ammiccante ed un “Ciao bellos!!” rivolto al ragazzo addetto al controllo dei biglietti. Questo ci casca come un pero e comincia a lanciarle sorrisi ed a rivolgerle dolci frasi incomprensibili in greco. Sibilla fugge spudoratamente urlandogli da lontano frasi sconnesse in spagnolo, italiano ed inglese (tanto per essere certa che capisca). E TRE!
Prima tappa al teatro adibito alle rappresentazioni teatrali, davanti al quale Patty, in piedi su un blocco di pietra, viene immortalata da Sibilla che la incita a prendere posizioni teatrali stile Atena Nike. “Patty, ha detto Atena, non Cleopatra, non sei mica in Egitto!” E così, passate davanti al tempietto in stile ionico dedicato ad Atena Nike (dea della vittoria), attraversano i Propilei ed accedono alla zona sacra dell’antica Atene.
Per poter comprendere fino in fondo ciò che muoveva l’animo religioso dei Greci, è d’obbligo abbandonare fuori dal santuario ogni pregiudizio, ogni credenza religiosa moderna, lasciarsi trasportare dalla sacralità che trasuda da ogni singola pietra, provando a sentire cosa dovesse significare tutto questo per loro.
Davanti alle tre amiche si erige il Partenone, il tempio di ordine dorico, con le sue colonne possenti che da secoli lo sorreggono e lo sollevano verso il cielo. Narra la

mitologia, rappresentata sul frontone del tempio, che Poseidone ed Atena, entrambi figli di Zeus, avessero in tempo immemore combattuto uno contro l’altra per aggiudicarsi il controllo della città di Atene e l’adorazione dei suoi cittadini, e che la dea avesse sconfitto il fratello divenendo di conseguenza la protettrice dell’importante polis. Da quel giorno, Atena, dato il proprio nome alla città, prese dimora sull’Acropoli e, in una colossale opera di costruzione dal 477 al 438 a.C., l’architetto Ictino le costruì questo tempio per rimpiazzare quello precedente che gli empi Persiani avevano distrutto nel 480. Atena da allora vegliò sulla sua città rendendola meravigliosa ed invincibile.
Trovandosi di fronte alla maestosa dimora della dea sembra quasi di sentire la forza divina scaturire dal luogo sacro. Davanti ad un simile segno di patos religioso è difficile non convincersi che le cose narrate siano reali. Può l’uomo sviluppare un simile ingegno architettonico e realizzare tali meraviglie senza la guida di una mano divina?
“Sibilla, mi fai una foto con lo sfondo del Partenone?”
“Certo, Tania, mi allontano un po’ così prendo il tempio interamente.” E Tania la vede allontanarsi sempre di più fino a diventare solo una macchiolina lontana.
”Speriamo zoommi un pochino su di me, sennò non mi si vede nemmeno!” Tania è dubbiosa.
“SORRIDI!” Urla Sibilla da lungi, e Tania ubbidisce trattenendo a stento una risata vista l’espressione interrogativa dipinta sul volto di Patty che, non vedendo Sibilla, si chiede cosa faccia Tania lì impalata, in posa e col sorriso stampato in faccia. Mah…
Dopo aver scattato qualche istantanea girano attorno al Partenone ed entrano al museo, dove Tania fa alle due neo-allieve una lezione sugli stili architettonici dei templi. Sibilla si sente pronta per verificare le sue nuove conoscenze.
“Allora: lo stile dorico è il più semplice, infatti i Dori erano tirchi e non volevano spendere soldi per abbellire le colonne. Però ci tenevano a decorare il frontone con statue colossali. Invece, gli Ioni erano raffinati e decoravano le loro colonne con volute e cuscinetti. Inoltre, mentre il fregio dorico è diviso in metope e triglifi, quello ionico è interamente istoriato.” E brava la nostra Sibilla, 9+! Ma Patty non è da meno, e all’interno del museo sfoggia la sua approfondita preparazione cimentandosi in discorsi arzigogolati sull’architettura antica. Le allieve hanno superato l’insegnante! BRRAVISSSIME!
Un giro attorno all’Eretteo (che, come spiega Sibilla, si chiama così perché…?) e poi scendono dall’Acropoli per andare a rifocillarsi, non prima di aver però ritirato i loro fidi zaini.

Ore 13.26. Senza nemmeno doverlo cercare, si ritrovano nell’antico quartiere di Monastiraki, caratterizzato dalle tipiche taverne variopinte i cui tavoli si spingono a tingere di colore e di voci gli stretti vicoli. Sembra una città in festa, ed è strano pensare che, nella realtà, tutti i giorni dell’anno ad Atene si vive un clima festoso, considerata la massa di turisti che invadono la metropoli. Le tre viandanti, fermatesi a comprare degli occhiali da un vucumprà, trovano un tavolino libero all’aria aperta e decidono di ordinare un’insalata greca per meglio entrare nel vivo della città. Il cameriere mastica un po’ di inglese e Sibilla ordina per tutte. Ma Tania vuole ordinare da sé il dolce greco che aspetta di mangiare da anni e, vocabolario alla mano, cerca le giuste parole per ordinare e, quando finalmente il cameriere si fa vivo, prende fiato e ..
”Enas merida baklavas (Enas merida baklavas) !”
Probabilmente la perfetta pronuncia (Hi Hi) convince l’ellenico di trovarsi di fronte una vera e propria greca, così non si fa problemi ad usare il greco.
“Meta?”, le chiede intendendo “Dopo l’insalata?”.
Tania assume la tipica espressione da idiota che le viene spontanea quando, incomprensibilmente, qualcosa della situazione le sfugge completamente: sorride e fa cenno di sì con la testa.
Quindi lui le chiede, sempre in greco: “E da bere?” E lei, imperterrita, non avendo assolutamente capito una sola parola, continua ad annuire con una sorta di paresi alla bocca. Così lui traduce in inglese sperando, questa volta, di vedere sparire dal suo volto quell’espressione angosciante, ma.. nulla! Meno male interviene Sibilla.
“Chiede cosa vuoi da bere!”
E l’imbecille: “Ahhhhh, ecco cosa voleva!”
Al tavolo vicino al loro sono seduti degli italiani e siccome le tre si fanno riconoscere dovunque vadano, i vicini attaccano bottone con qualche scarno commento. Poi se ne vanno ed il cameriere si affretta a sparecchiare il tavolo. Patty lo guarda distratta e lui sorridendo le chiede “Espresso?”. Patty riproduce esattamente l’espressione da idiota di Tania – difficile a dirsi – e sorridendo annuisce, credendo che lui con “Nice person” intendesse gli italiani appena andati via. Sibilla deve prendere in mano la situazione per la seconda volta, avendo notato l’espressione del cameriere che diceva chiaramente “Ma queste sono davvero una più rimbambita dell’altra!”.
La prof Pedron, dovendo evacuare –di nuovo!-, decide di evitare ulteriori figure da chiodi con gli spazzini e ne approfitta per usufruire del bagno della taverna. Quando torna è esaltatissima.
“Dovreste vedere il bagno!”
Tania, la solita svegliona della situazione, fraintende. “Perché? Fa schifo?”
“No, è bellissimo!”
“Ok, andiamoci anche noi, ma portiamoci le macchine fotografiche così facciamo qualche scatto.”
Il bagno non sembra proprio una toilette, quanto piuttosto un bagno turco. Al centro di una sala esagonale troneggia un cubo di granito dal quale fuoriescono dei lavandini a mo’ di acquasantiera. Le porte dei WC sono una di fronte all’altra. Le tre sciagure decidono di lasciare il segno pure qui e si arrampicano sui rubinetti per rendere più pittoresche le fotografie. Ad un tratto, dalla scalinata che porta alla toilette scende un tipo che, vedendole in evidente difficoltà, si offre di scattare loro una foto tutte tre insieme in modo da mettere fine a quello scempio. CHEEEESE!

Ore 14.38. Tornate alla luce del sole, Sibi, Tà e Pat decidono di portare altrove la loro simpatica compagnia e si imbarcano in una lunga camminata in direzione dell’illustre Museo Archeologico Nazionale. Tania è eccitatissima all’idea di poter vedere da vicino le opere scultoree e l’arcaico vasellame rinvenuto negli importanti siti dell’antichità.
Percorsi pochi metri, Sibilla si ferma per ammirare le borsette in esposizione sui lenzuoli dei vucumprà. Il venditore vuole 25 euri uno sull’altro, ma Tania la saggia consiglia all’amica di contrattare il prezzo che le sembra in effetti troppo alto.
“A Milano l’ho vista a 10 euro..” Sibi assume un’aria convincente.
“Allora te ne do due a 24 euro.” L’amico di colore non molla.
“Che me ne faccio di due borse identiche?”
Alla fine, con la borsetta sotto il braccio, Sibilla lascia il venditore a contare soddisfatto i suoi 12 euro. E tutti vissero felici e contenti!
La strada da percorrere è però lunga ed il tempo sta progressivamente peggiorando, tanto che ad un tratto le tre sciagure vengono sorprese da un acquazzone e sono costrette ad rintanarsi all’angolo di un negozio per infilarsi i pantaloni lunghi sopra a quelli corti. Ripartono, palesemente impedite dallo scomodo abbigliamento, ma decise a raggiungere il museo per trarre un po’ di soddisfazione dopo l’interminabile scarpinata. Davanti al museo trovano però delle scavatrici in frenetica attività e degli enormi buchi nel giardino.
“Oh, stanno rifacendo il giardino!” Esclama Tania stupita. “Ma dov’è l’entrata del museo? Scusi, signor tabaccaio, da dove si entra?”
“E’ chiuso!”
CHEEEE???
“Ragazze, mi dispiace moltissimo! Dai, torniamo all’albergo, ci restauriamo un pochino e prendiamo la macchina per andare a Capo Sounion. Nel frattempo, per rallegrarvi, vi racconterò delle barzellette. Ce n’è una che mio padre racconta per far morire dalle risate i suoi amici, ma a me non fa ridere per nulla. Dunque, ci sono due carabinieri che vanno in vacanza in Spagna..” Così la passeggiata si alleggerisce e sembra loro meno lunga.

Ore 16.43. Giunte in albergo, Sibilla incarica Tania di prendere le chiavi della camera.
“Come si dice 615 in inglese?”
“Six One Five” la informa Sibilla.
Tania ripete a se stessa ad alta voce la sequenza di cifre assumendo, nello sforzo di ricordare il numero, un’andatura oscillante stile zombie ubriaco. “Six One Five… Six One Five… Six One Five… Six One Five...” Continua a ripetere roboticamente le tre parole fino a trovarsi a ridosso del bancone della reception, il cui occupante le tende sconsolato le chiavi che aveva già in mano da un po’ avendola sentita ripetere a mo’ di mantra la formula magica.
Oooooh! Finalmente in camera, si slavazzano togliendo uno strato di croste attaccatesi al loro corpo come pattelle marine, si cambiano d’abito, saltano sul bolide eee…

Ore 17.32. Eee... via in direzione Pireo!

Ore 18.17. “Tania, avevo detto direzione Pireo, non Pireo città! Dopo quasi un’ora di viaggio siamo ancora a pochi km da Atene!” Sibilla riesce ancora a meravigliarsi per l’imbranataggine cronica dell’amica.
“Beh, di che vi lamentate? Vi ho portate a vedere il Pireo, antico porto di Atene, e pure il mare! Che ingrate!”


Ore 18.53. Dopo un viaggio infinito di soli 58 km durante il quale le poveracce ad ogni curva s’illudevano di aver finalmente raggiunto Capo Sounion, e puntualmente le loro aspettative venivano deluse, le tre simpatiche fanciulle parcheggiano sotto il sito che ospita uno splendido tempio dedicato a Poseidone.
“Eccoci qua, finalmente!” Esclama Tania sollevata per la conclusione del lungo viaggio. “Di certo dovremo lasciare qui la macchina e salire a piedi.” Le altre due sembrano dubbiose, ma non ribattono e, zaini in spalla, si avviano munite della loro abituale gaiezza.
A metà dell’irta salita che porta al sito archeologico si accorgono con gioia che il parcheggio è proprio davanti alla cassa.
“Vabbeh, conclude l’ottimista Tania, “almeno ci siamo sgranchite le gambe. Mi sento un po’ incriccata, in effetti..”
Giunte alle casse, si ripete la disonesta scena delle carte universitarie fasulle. Sibilla e Patty sfoderano la loro più convincente faccia tosta davanti alla cassiera che strappa due biglietti Free Entry e aspetta che Tania le porga il proprio documento. Ma…
“Noo! Non ci posso credere! Ho lasciato il certificato nella guida in albergo! E ora?”
Sibilla comincia a ridere sempre più divertita dalla scena paradossale.
“Oh, vuoi vedere che l’unica delle tre in regola alla fine si deve pagare il biglietto?” Vallo tu a spiegare alla cassiera!
“Ehm… excusemmè…” comincia Tania sfoggiando una perfetta pronuncia inglese americaneggiante. “Ho dimenticato il certificato universitario. Studio archeologia..”
La cassiera la guarda dubbiosa e non risponde. Tania, presa dall’ansia, comincia a gesticolare con ampi gesti.
“Ha capito? Sono archeologa! A-R-C-H-E-O-L-O-G-A!!!”
La tipa borbotta qualcosa in ostrogoto e Sibilla si appresta a tradurre.
“Vuole un documento.”
“Eh, ma non ce l’ho, gliel’ho pure detto!”
“Chiede solo un documento qualsiasi.”
“Ma come? Sulla carta d’identità non c’è mica scritto che studio!”
Ma alla fine estrae poco convinta la carta d’identità e la porge alla signora che si appresta a strappare il biglietto Free Entry anche per lei. GRASSSIE!
Sulla lieve salita che porta al tempio, le tre Veneri di Milo iniziano a scattare fotografie e, fermato un signore, gli chiedono in inglese di scattare loro una foto con il tempio alle loro spalle. Con il tatto che ormai le contraddistingue, si mettono a fare commenti in italiano sulle persone insieme all’improvvisato fotografo, e come al solito hanno proprio culo perché..
“Ah, siete italiane! Io sono di Firenze!”
“Ok, scappiamo!”
L’antico santuario di Poseidone è ubicato, non a caso, su una sporgenza a picco sul mare. Il luogo è dei più romantici, l’atmosfera surreale. Chiunque avrebbe cercato una pietra su cui sedersi per poter contemplare in pace e serenità lo scenario di singolare bellezza offerto dal luogo. Chiunque, ma non LORO! Trovata una colonna solitaria che, considerata la sua veneranda età, chiede solamente di poter rimanere ancora qualche anno in piedi, le tre sciagure decidono di usarla come attrezzo ginnico e vi si arrampicano alla ricerca di una posa simpatica per le loro fotografie. Prima fingono di scalarla, poi di spingerla per farla cadere –poveretta!- sotto lo sguardo inorridito degli altri visitatori che si chiedono il motivo di tanta empietà. Tutto ciò con lo sfondo delle rovine del tempio. Per un caso fortuito la colonna sopravvive anche al loro passaggio (che probabilmente è la prova più dura a cui è stata e sarà mai sottoposta). Così si avvicinano al tempio, lo fotografano, fanno delle riprese al meraviglioso paesaggio e si avviano verso l’uscita.

Ore 19.38. “Ragazze, mi scappa la pipì.” Stavolta –strano- si tratta di Tania. “Quasi quasi mi ficco in un cespuglio di mirto.”
“No, aspetta!” Patty blocca l’insano gesto dell’amica. “Giù al parcheggio c’è una cisterna enorme, ti ci puoi mettere dietro, non ti vede nessuno.”
“Non ci penso nemmeno! La strada è a serpentina, le macchine che arrivano ti vedono benissimo! Preferisco mettermi dietro la macchina, se Sibilla la parcheggia sotto la collina. Vacci tu dietro alla cisterna, se hai il coraggio!”
Patty invece non abbandona l’idea -il pensiero di fare la pipì dietro la cisterna le piace troppo- e ci si dirige con passo convinto, pronta a dimostrare all’amica la validità della sua tesi. Nel frattempo, mentre Sibi fa manovra con l’auto, Tania, che si piazza dietro all'Opel, rischia seriamente di venire investita da Sibilla e, immaginando tra sé la scena delle amiche che la soccorrono, trattiene a stento l’alluvione ridendo a crepapelle. Completata l’operazione di appostamento della vettura, si accuccia dietro non riuscendo a smettere di ridere, ma subito sente in lontananza un insistente rumore di clacson.
“Sibi, che succede? Ci sono gli sposi?”
“Ah, no! Sono solo gli automobilisti che, uscendo dalla curva, si trovano davanti il sedere di Patty che fa pipì dietro la cisterna. Dovresti vederti la scena!”
Oddio!
Mentre Tania si rialza rinfrancata, da dietro l'enorme suppostona bianca esce una Pat irriconoscibile: i capelli sconvolti mossi dal vento le si sollevano a ciuffi sopra la testa creando un effetto tipo nube da bomba atomica; il viso, solitamente roseo, ha assunto un colorito rossastro alquanto preoccupante; la camminata assomiglia a quella di qualcuno che l'ha appena fatta in un campo di ortiche. Sconvolta dalla visione, Sibilla si appresta ad accucciarsi dietro la macchina per chiudere in bellezza l'innaffiamento dello sventurato parcheggio.
"Oooh! Sto proprio bene!" Patty fa spudoratamente finta di niente.
Psssssssss…sssssssssssss.. Da dietro l'Opel comincia un rumore di torrente in piena.
"Cos'erano quei colpi di clacson?" Tania stuzzica l'amica.
"Boh?"
Psssssssss…sssssssssssss.. ormai l'acquazzone dura da 30 secondi e non accenna a smettere.
"Sibilla? Stai bene?"
E da dietro la macchina giungono delle risate strozzate.
"Sibi? Non sei mica tu a rilasciare tutta quest'acqua, VERO?"
"E' che bevo tanto!"
Psssssssss…sssssssssssss…
CACCHIO!!

Ore 19.46. Dopo aver tirato la vettura in secca, le tre ripartono a spron battuto alla ricerca di un luogo di ristoro per il loro stomaci provati dalla prolungata assenza di cibo.

Ore 20.22. Sulla strada lungo il mare si susseguono diversi ristoranti illuminati, basta sceglierne uno. Il locale è carino ed i gelati nel freezer mooolto invitanti. Il trio Pat-Sibi-Tà si siede ad un tavolo ed inizia a scorrere avidamente il Menu in cerca di qualcosa di sfizioso.
"Lo so che rompo, ma vorrei assaggiare quella salsina.."
"Lo sappiamo, Pat! Ora, appena arriva il cameriere, gli chiedi se te la porta."
"Oh, se non ce l'hanno io me ne vado, eh!"
Ed infatti non ce l'hanno ma, considerata l'ora e la fame delle compagne di viaggio, il nostro piccolo pozzo antico rimane al suo posto. Oltre ad un'insalata in tre, arriva loro un piatto di Souvlaki con contorno di riso in bianco e patate fritte. Inoltre, offerta dalla casa, un'autentica caraffa di acqua greca!! La cena si svolge piacevolmente parlando di rapporti amorosi e del crollo delle illusioni giovanili -Ah, gioventù che non torni più!- e si conclude con un mini-cono gelato scrocchiante (ma meno scrocchiante degli M&M'S tarocchi) offerto gentilmente dal cameriere, forse per tappare in modo definitivo quelle bocche piene di spropositi.
"Proprio buono questo gela…" SSCRASCHHH!
"Cos'è stato?"
"Un incidente?"
Proprio davanti al ristorante delle macchine incolonnate danno colpi di clacson. Dalla cima della colonna spunta ad un tratto la testa capelluta di un motociclista che si è schiavellato sull'asfalto. Non sembra essersi fatto alcunché e, fingendo che la cosa non lo riguardi, si da una spolverata, mette in piedi lo scooter e riparte a tutta velocità.
Le tre, ancora sconvolte, si guardano a bocca aperta.
BRRAVISSSIMO!

Ore 23.05. Prima di abbandonare il posto di ristoro, Tania decide di lasciare il segno rovesciando a terra il proprio bicchiere pieno d'acqua. Dopo essersi prese un colpo apoplettico non trovando la macchina nel luogo dove l'hanno lasciata ("Tania, l'abbiamo parcheggiata più in là"), salgono sul bolide e partono a razzo in direzione Atene. Ma sulla strada c'è un gattino probabilmente investito da poco, e Sibilla, al volante, alla vista della povera creatura inizia a fare dei versi indicanti chiaramente un alto grado di instabilità emotiva.
"P-p-poo-veri-noo.. pucci pu-u-uu… enghee-eee.. buu.bubù- uuu…" e nel mentre si abbassa sempre più sul volante scomparendo dalla vista dei automobilisti che vengono loro incontro.
"Sibi, che cosa stai facendo? Ti senti male?" Tania è seriamente preoccupata per lo stato mentale dell'amica.
"Poverinooo il gattinooo.. sembra la mia Sirietta, sì, la mia Sirietta, poverina la mia Sirietta!"
"Omioddio! Vuoi che guidi io? Pat, ti sembra a posto, 'sta qua?"
"Sinceramente.. non tanto!"
"AAAARRRGH!"
Sibilla fa un salto sul sedile e poi crolla sul volante -tutto questo mentre la vettura, seppur lentamente, è in moto ed in pieno traffico- in stato di semincoscienza.
"ODDIO! Cos'è successo?" Patty si allarma sentendo l'urlo tarzaniano.
"O-oh-oh.. l'hanno investito di nuovo. Schiacciato. L'ho visto nello specchietto retrovisore! Po-o-veri-no, ha fatto un salto in aria, l'ho visto-o."
Povera ragazza, la vita l'ha messa davvero alla prova.
"Ecco. Se non vuoi che facciamo la stessa fine del gatto è meglio se ci muoviamo un po' e procediamo seguendo il traffico."
Tania è sempre la solita insensibile al dolore altrui. Ma, come dice il manuale dell'amico perfetto, bisogna scrollare dalla disperazione chi vi è caduto in pieno. E questo è proprio il caso di Sibilla. Fortunatamente l'accaduto esce rapidamente dalla mente labirintica della giovane che riprende a vivere serenamente dopo soli 200 metri dal luogo del sanguinoso impatto.

Ore 24.17. In breve la vettura impazzita raggiunge le intricate vie ateniesi dove si ripete il dramma della sera prima. Fino a piazza Omonia tutto fila liscio, ma a partire dalla rotatoria il veicolo viene risucchiato dall'insensata corsa delle altre vetture ed inizia a girare sempre intorno allo stesso quartiere.
"Allora, cerchiamo di fare mente locale." Sibilla è ottimista. "Non possiamo sbagliare di nuovo, è pressoché impossibile! Giunti in piazza Karaiskaki (Karaiskaki) prendiamo Odos Teodorou Diligiani (Odos Teodorou Diligiani) e al secondo vicolo svoltiamo a destra. E' facile.. Ci troveremo esattamente davanti all'hotel!"
INVECE…
"Perché stiamo di nuovo percorrendo Odos Acileos (via Achileos)? Dov'è finito il nostro albergo?"
La disperazione nella vettura è così densa da potersi tagliare a fette. L'incredulità di fronte a una tale incapacità di trovare un palazzo -non uno spillo- che si trova a pochi metri da loro si alterna alla ridarola isterica tipica di chi sta inesorabilmente perdendo il lume -già labile, oltretutto- della ragione.

Ore 24.39. Raggiunto con fatica il porto sicuro dell'hotel, le tre si trascinano stancamente verso l'ascensore e si ritirano lasciando tranquilla e sicura la città, anche se per poche ore soltanto. Dopo il consueto bagno nella crema anticellulite, finalmente si possono gettare a capofitto nel loro letto accogliente.
"Oh, ragazze, io le gocce le prendo anche stasera, eh!"
"Vai vai, ingocciati per bene!"
Buonanotte, piccole sciagure travestite da innocue fanciulle!

Viaggio ad Atene (giorno primo)

ovvero

Tre pazze a spasso per la Grecia

Diario di viaggio



Sabato 29 maggio 2004


Ore 16,15. Aeroporto di Bolzano. Dopo due mesi di attesa spasmodica, è finalmente giunto il momento di partire per il tanto agognato viaggio in Grecia. E così, Sibilla, Patty e Tania si trovano nella sala d’attesa dell’aeroporto che, nel caso di quello di Bolzano, funge anche da biglietteria, Chek In e bar. Tania, in evidente condizione di squilibrio mentale, fatica a mantenere il controllo di sé, con grande preoccupazione di Alberto e di Maurizio, che la osservano presagendo il peggio. Scene di follia si alternano a momenti di ridarola irrefrenabile, tanto che gli altri passeggeri, seduti sulle poltroncine della sala d’aspetto (Waiting room, Wartesaal, Sale d’aspett), guardano le tre sciagurate viaggiatrici chiedendosi quale arcano motivo le abbia spinte ad organizzare un viaggio INSIEME e soprattutto IN QUELLE CONDIZIONI MENTALI! “Probabilmente – pensano commossi – quei due giovani sono degli assistenti sociali per disabili. Che altruisti!” Ma non è così, Alberto e Maurizio le salutano e le guardano avviarsi all’imbarco con espressione alquanto preoccupata.
Tania si gira continuamente verso l’uscita 16.15
aspettando di vedere entrare sua sorella col Cicciolone, che arrivano all’ultimo momento, trafelati per la corsa. La zia-zerbino si fionda nel passeggino per dare un bacio al suo pargolo, saluta i suoi cari e si appresta a mettere lo zaino sul nastro.. ma.. Patty sta tornando indietro, apre lo zaino, che sta facendo? Non è il momento per fare uno spuntino!
“Signorina, deve lasciare qui le sue forbicine per le unghie.” Le annuncia cinereo l’addetto al controllo anti-terrorismo.
“Ma sono SOLO le mie forbici..” cerca di mediare Patty, dispiaciuta di doversi separare da un tale indispensabile utensile da viaggio. Niente, deve lasciare le forbici ad Alessandra senza poter protestare oltre. BRRAVISSSIMA!
L’imbarco continua senza ulteriori intoppi e le tre, eccitate per l’avventura che sta avendo inizio, si precipitano a prendere posto nel velivolo, i cui 30 posti non sono numerati. Sibilla, sicura di sé, osserva Tania, in preda alla follia.
“Sei certa di sentirti bene? Ti vedo un po’ agitata!”
“Ti assicuro che non ho paura del volo, è solo la felicità a ridurmi in questo stato pietoso.” BENISSIMO!

Ore 17,15. L’aereo si mette in posizione, pronto al decollo.. ma..
“Sibilla, cos’è quella faccia? Non eri tu quella imperturbabile?”
“Ehm.. veramente .. non volevo dirvelo, ma ho un po’ di paura!”
MAAAAMMA MIA! Non si sono ancora rese conto di quello a cui possono andare incontro. L’aereo decolla e si alza in volo, portandole, emozionate e sconvolte, verso l’avventura che tanto desiderano. Tania sogna l’Acropoli di Atene, la immagina percorsa da filosofi e uomini illustri che hanno abitato, durante la classicità, la città dei suoi sogni. Sibilla pensa angosciata ai suoi probabili problemi intestinali, visto che il bagno è in comune con le altre due. Patty già pregusta le squisitezze che potrà assaggiare nelle rinomante trattorie ateniesi. Sorvolano la loro terra, sperando di cuore che non sia l’ultima, come ha predetto il professor Cont, e si lasciano trasportare dai loro pensieri. Tania guarda le sue compagne di viaggio, felice di averle come amiche e certa che sarà una vacanza indimenticabile.
Atterrate a Roma cominciano i loro problemi. Non sanno se devono ritirare le valigie e, soprattutto, da che parte dirigersi, così Sibilla si presta a porre le prime due domande stupide ai poveri malcapitati che si trovano disgraziatamente nei paraggi.
“Scusi, posso farle una domanda stupida? - Complimenti per l’incipit! – Noi dobbiamo imbarcarci per Atene, ma… le nostre valigie?” e poi “Scusate, una domanda stupida: da dove si esce dal Ritiro Bagagli?” …Grazie, Thank You, Merci!
“Bene, ora dobbiamo solo trovare il gate B13 e siamo a posto.” Annuncia Patty alquanto sollevata. “Che ne direste di metterci a parlare lingue diverse?”
“OK! Ci sto.” Sibilla è entusiasta. “Comincerò subito a parlare francese. Allor, mais… je ne conosc le parol.. Meglio se parlo inglese, và!”
Passeggiando per l’aeroporto, ridono, scherzano e si divertono a trasformare qualsiasi discorso in una cosa comica. E così, su e giù per le scale, dentro e fuori per i corridoi, davanti ai loro occhi si profila ad un tratto il cartello PARTENZE GATE C.
“Che? Ma non dobbiamo cercare il B?”
Sibilla, ormai lanciata nel suo ruolo di intervistatrice, si rivolge al signorino addetto allo smistamento dei passeggeri. “Scusa, posso farti una domanda? Dov’è l’imbarco B?”
“E’ qui, insieme al C, e dentro trovate negozi, toilettes,..”
“Bene, entriamo subito, così andiamo al bagno!” Dice gaiamente Tania. E riferendosi alla telecamera aggiunge. “Intanto tiro fuori l’ordigno esplosivo.”
“Signorina, certe cose è meglio non dirle, qui..”
OPS! D’altronde, quando una è sveglia... Nemmeno Patty è un fulmine di guerra, visto che mostra al controllore il biglietto aereo Bolzano-Roma, già strappato tra l’altro, invece di quello Roma-Atene! BRRAVISSSIME!
Sibilla però è ottimista. “Bene, il peggio è passato, ora non ci resta che andare a fare il Chek In e poi ci diamo allo shopping al Duty Free...”
Ma il nastro trasportatore colpisce ancora!
“FERMI! C’è un coltello in uno zaino!”
“Sibilla, nel tuo zaino c’è un coltello?” Tania è quasi scandalizzata per la sbadataggine dell’amica. “L’hai portato per tagliare le mele?”
“No, io non ho coltelli.”
“ODDIO! Allora è il mio coltellino svizzero! No! Idiota! Idiota! Come ho fatto a dimenticarmene?”
“Signorina, o lo rispedisce a casa, o lo dobbiamo buttare.”
“Ma è un regalo, ci sono affezionata!” Però non le va proprio di spendere 50 Euri per rispedire a casa un coltellino che ne è costati solo 5.
“Niente da fare..” e l’insensibile blocca-malviventi lo tiene sospeso per il cavetto sopra il bidoncino pieno di armi da taglio appartenenti a poveri sbadati scambiati per terroristi.
“Allora lo tenga lei, si stappi una bottiglia alla nostra salute.” Gli risponde Tà con un sorriso di circostanza che esprime chiaramente un’irrefrenabile propensione a piazzargli un gancio fra gli occhi.
“No, di solito quello che ritiriamo lo diamo in beneficenza.”
Sibilla, ironicamente, commenta: “Che fortunati quelli che riceveranno in beneficenza delle armi da taglio!!” E trascina via l’amica incazzata come pochi.
E, dopo l’ennesima figura da chiodi, via a cercare un bagno! Ma prima, piccolo show davanti alla telecamera, tanto per fissare in modo indelebile il magic moment appena vissuto.
Un giro al Duty Free per ammirare le mega-stecche di cioccolata – “Patty, scrostati dagli scaffali dei Ferrero Rocher che diventi obesa!” – e poi di corsa all’imbarco!
L’aereo è un Airbus A-321, interno verde, sei file di sedili intervallate dal corridoio, molto più rassicurante dell’altro velivolo, che di file ne aveva solo tre ed era più stretto di un autobus. Patty è seduta, per un imperdonabile errore della ragazza al Check In, qualche fila avanti rispetto alle altre, che chiedono umilmente all’hostess di poter godere della vicinanza dell’inseparabile amica.
“Signorine, non so se sia possibile, essendo una questione di bilanciamento dei pesi. Comunque, vediamo..” Risponde loro professionalmente la simpatica signorina.
“Ma scusi, è vero che la nostra amica ingurgita di tutto ed in quantità industriali, ma non stiamo mica parlando di Obelix!”
“Sa – afferma Tania con aria innocente – dobbiamo stare tutte tre vicine per poter mangiare gli M&M’S tarocchi insieme.” E questo convince l’hostess a concedere il trasferimento di Patty che si appresta a prendere posto accanto alle due pazze compagne. Evvai! Tutte tre in riga: Patty al numero 31D, Sibilla al 31E, Tania al 31F.
DING DONG! “Gentili passeggeri, Alitalia vi dà il benvenuto a bordo. Vi preghiamo di ascoltare attentamente le istruzioni di sicurezza…bla...bla bla...bla.. ancora bla…” Ma dal fondo dell’aereo, esattamente dalla fila 31, giungono risate sguaiate miste ad un inconfondibile scrocchiamento di M&M’S tarocchi. Le tre sciagurate danno evidenti segni di squilibrio mentale sparando cavolate galattiche e trangugiando noccioline fino alla nausea loro e dei passeggeri seduti nelle file attigue, che già si pongono quesiti tipo: “Quanto durerà il volo in queste condizioni? Da dove verranno queste disgrazie ambulanti? Saranno evase da un ospedale psichiatrico?”
Ad un tratto Patty s’illumina: arriva il carrello delle cibarie. Come per magia, le tre si ritrovano in mano una scatola di cartone verde di dubbio gusto che reca una scritta sul coperchio: Se hai fame di viaggiare, scegli Alitalia. Mah.. “Apriamola!” Essa contiene:
numero 1 panino del diametro di 8 cm esatti, imbottito con prosciutto e formaggio e conservato sotto vuoto, ma al contrario (in pratica il sacchetto era gonfio d’aria);
numero 1 plumcake sotto vuoto al contrario (buonino);
numero 1 coppetta di plastica per il caffè/the caldo;
numero 1 coppetta stile yogurt contenente però acqua minerale frizzante. Questa la cena offerta da Alitalia, che le nostre amiche osservano chiedendosi se sia uno scherzo.
“Quando sono andata in Inghilterra ci hanno portato un vassoio ricolmo di ogni ben di dio..” Comincia a narrare delusa Patty, lanciando occhiate perplesse alla scatola che tiene fra le mani come fosse un ordigno pronto ad esplodere.
Ma nulla viene mai sprecato, ed in breve le tre scatole si svuotano e le rispettive pance si riempiono. Passa addirittura l’hostess con il the! “The..The..”
E Sibilla: “Ah, arrivano col the! Coffee please!” E allunga sorridendo la coppetta in pura plastica.
L’hostess, con la brocca del THE in mano, non sa se ridere per la chiara intenzione di scherzare di Sibi o se lanciarle addosso la caraffa in ferro massiccio e mettere fine alle proprie sofferenze. La scelta è ardua, ma alla fine fa solo una smorfia e se ne va lasciando la poverella paralizzata, con il braccio teso verso di lei e la coppetta vuota in mano. BRRAVISSSIMA!
Dopo essersi rimpinzate si mettono tranquille e cercano di stare un po’ zitte – attività difficile per loro, per la verità – e aspettano che l’aereo si appresti ad atterrare. Le hostess nel frattempo raccolgono le immondizie dai tavolini.
“Scusi, mi lascia tenere la coppetta del the per le mie medicine?” Chiede Tania speranzosa.
Il pensiero sorge spontaneo: “Per gli PSICOFARMACI?”

Ore 22,40 ora locale. Atterraggio in quel di Atene. “Acropoli, arriviamo!!” Esulta Tania esaltatissima. La domanda sorge ora spontanea: rimarrà qualcosa intatto nella città eterna, dopo il oro passaggio? SI SALVI CHI PUO’!!

Ore 22,45. Lasciata Tania al ritiro bagagli, Sibi e Pat si recano alla toilette e tornano giusto in tempo per notare la valigia di Pat che, fatto il giro sul nastro trasportatore e non riconosciuta da Tania, se ne torna allegramente al deposito mentre Tania si guarda in giro con aria da imbecille.
“Ma quella è la mia valigia!”
“Eh, mi sembrava ben che fosse la tua.”
“Ma Tà, perché non l’hai presa?”
“E se fosse stata di qualcun altro che facevo, gliela portavo via cosi mi denunciavano?”
SON COSE BELLE…

Ore 23,12. Dopo aver contrattato a lungo con la Rent Girl, ricevono le chiavi dello sfortunato veicolo destinato ad accompagnarle nella loro folle corsa verso la città. La Rent Girl spiega loro con pazienza le modalità di noleggio dell’auto e Tania finge spudoratamente di capire ogni cosa detta in inglese, lingua a lei del tutto sconosciuta. Fortunatamente, Sibilla e Patty lo masticano bene (a dire la verità, Pat mastica di tutto). Alla fatidica domanda: “Quanto pensa che ci metteremo a raggiungere Atene?”, la giovane le osserva con attenzione dalla testa ai piedi e con assoluta certezza dichiara: “Per voi tre ci vorrà almeno un’ora.”
“Perché ci ha guardate in quel modo prima di rispondere??” Perché la Rent Girl la sa lunga, sa riconoscere delle calamità naturali quando se le trova innanzi.
“Evvai! Si parte! Ma...dov’è la macchina?” Al parcheggio, naturalmente, a solo mezzo chilometro dall’aeroporto. Quante macchine! Si chiedono quale possa essere la loro.
“Forse quel fuoristrada lucente? No.. Allora la Porshe lucidata a nuovo! No, nemmeno quella. Potrebbe essere la Corvette rosso fiammante. Nein! Ahh, è l’OPEL CORSA BLU al numero 266!” Prima di partire riprendono con la telecamera i graffi già presenti sulla vettura, visto che l’assicurazione non copre le ruote (e vabbeh), gli interni (e si capisce) e gli specchietti (poi capiranno il perché).

Ore 23,31. Finalmente si parte! Sibilla alla guida del veicolo ruggente, Tania nel ruolo di navigatore, con cartina alla mano e telecamera pronta per ogni evenienza e Patty, che si agita come una mangusta sul sedile posteriore al ritmo di musica, adibita a controllore dei cartelli in greco e dei semafori. BRRAVISSSIME! Nonostante l’accurata preparazione del piano di viaggio (che si potrebbe definire piuttosto un piano di guerra), un tragitto semplicissimo e lineare si trasforma in breve in una vera e propria Odissea senza fine. Come, infatti, il prode Ulisse cercò in un tempo mitologico di ricongiungersi con la sua amata Penelope attraversando il mare infido che lo allontanava sempre più dalla meta prendendosi gioco di lui, e giunse a Itaca in un viaggio di ben 10 anni, così le nostre sciagurate eroine cercano di raggiungere il porto sicuro dell’Hotel King Jason in Odos Kolonou (Odos/via Kolonou) sfidando l’intrigo di vicoli a senso unico e la guida perigliosa del popolo ateniese, ed errano per ore prive di orientamento per la città percorrendo con incoscienza le corsie preferenziali di Taxi e Bus. Chiedono informazioni ai viandanti notturni e scoprono di essere ancora fuori dalla zona della cartina che tengono in mano come l’unica arma in grado di salvarle dalla deriva.
Finalmente, dopo lungo peregrinare, in lontananza si staglia, come un miraggio pronto a dissolversi, il cartello della piazza Omonia (Omonia).
Tania, che la speranza mai abbandona, esulta. “Dovremmo esserci! Ora svolta in Odos Agiou Konstandinou (Agiou Konstandinou) verso piazza Karaiskaki (Karaiskaki), e poi prendi Odos Teodorou Diligiani (Theodorou Diligiani). Bene, così..” Dopo mezzora.. “Oh, se non fosse stato per quel senso unico ti assicuro che svoltando immediatamente a sinistra avremmo incrociato la nostra via e non staremmo percorrendo Odos Acileos ( Via Achileos) per la terza volta!”
Pat è stanchissima (e chi non lo è?) e propone semplicemente di chiedere ancora una volta aiuto ai baldi ateniesi. Così Tania scende prontamente dall’auto e con gesti inconsulti ferma un taxi guidato da un imbecille che –non ci crede nemmeno lui stesso- afferma di non sapere dove si trovi l’Odos Kolonou (Odos Kolonou). Così blocca un’altra vettura alla cui guida c’è niente po’ po’ di meno che il nonno di Heidi (Heidos per i Greci).
“Ehm.. Excusemmè! Odos Kolonou…?” Chiede accompagnando la voce, come sua abitudine, con ampi gesti della mano (stile vigile urbano che dirige il traffico). Il nonno di Heidos la guarda perplesso e sbotta con un titubante “Katw... dexteras... (Katò… dexteras…)”. Poi la guarda meglio, capisce con chi ha a che fare, e le fa cenno di seguirlo.
“Sibi, segui quell’auto, PRESTO!!” Ma il tragitto dura pochi istanti perché, girato l’angolo, la macchina si ferma e ne scende un tale dall’aria che non promette nulla di buono, il quale si dirige con passo flemmatico verso il chiosco dei tabacchi e ci gira intorno per un po’.
“Che fa? Perché si sono fermati? Non comprerà mica le sigarette?” Chiede Sibilla con tono preoccupato indicante però un sintomatico inizio di crisi isterica. Ebbene sì! L’amico risale in macchina e dal sedile posteriore spunta una vecchia abelarda tutta impaillettata che si guarda in giro con aria poco sveglia. Pochi istanti dopo, dal lato conducente scende il vegliardo che si avvicina con incedere stile zombie all’Opel blu. Sibilla abbassa il finestrino e lui comincia a dare spiegazioni in greco: “ Katw, parabalw... left – e indica la destra con la mano-… caire! “ e se ne va. Le tre si guardano allibite, non sapendo se ridere o piangere.
“L’unica cosa che abbiamo capito, in inglese, è sicuramente sbagliata! E ora?”
Avanti col carro, l’avventura continua! Di nuovo in balìa di se stesse e della loro immensa imbranataggine, le tre riprendono a peregrinare girando sempre intorno alla stessa piazza. Dopo venti minuti buoni, vedono in lontananza l’insegna dell’Hotel.
“Perfetto, ora basta raggiungerlo andando sempre dritto!” Si esalta Sibilla, giunta ormai ormai sull’orlo di una crisi di nervi.
Ma Pat la smonta. “ Mi dispiace deluderti, ma è un senso unico.”
“Noooo! Io lo percorro tutto in retromarcia” Il baratro è pericolosamente vicino. Sibilla, tieni duro, non crollare!
“Ma và là!” Minimizza saggiamente Pat, notando delle preoccupanti venuzze sanguigne contornare le pupille dell’imperturbabile prof Pedron.
Ricominciano così a girare, catturate dal vortice senza uscita di vicoli a senso unico dove gli specchietti non assicurati sono messi a dura prova dall’ardito parcheggio tipico della metropoli ellenica. Le tre sciagurate, in balìa del beffardo groppo di vie, si sentono vittime di una candid camera, e se ne avessero la forza magari ci riderebbero anche su, ma la situazione è tutt’altro che comica.

Ore 1,15. Finalmente l’albergo cessa di essere solo un’insegna irraggiungibile che si dissolve ad ogni loro tentativo di raggiungerla, e si materializza davanti ai loro occhi increduli ed assonnati.
“Ma qui ci siamo passate prima! Nessuna ha notato che ci trovavamo già davanti all’hotel?” LASCIAMO PERDERE, VA’! Ce l’hanno finalmente fatta, chi l’avrebbe mai detto?
Parcheggiano davanti all’hotel e, sfatte e coi nervi a brandelli, si apprestano a prendere possesso della loro confortevole camera tripla. Durante l’operazione di ascesa alle alte sfere dell’immobile, Sibilla rischia seriamente di rimanere schiacciata tra le porte dell’ascensore, ma si salva caracollando addosso a Tania e Patty, sepolte dai propri e dagli altrui bagagli.
“T’immagini Sibi compressa come una sogliola? Che schifo, non voglio pensarci!” Commentano simpaticamente le due anime pie.
L’alloggio, ubicato al VI piano, è ai loro occhi un luogo ameno, traspirante pace e promesse di un dolce riposo. Dal balcone, la vista della città illuminata toglie il fiato, e per un attimo le tre si guardano a vicenda commosse, travolte dall’emozione di trovarsi finalmente ad Atene e dalla stanchezza di una giornata densa di avvenimenti. Rientrano in camera con un’ultima occhiata all’Acropoli che si staglia all’orizzonte, illuminata dai fari arancio, immobile sul cucuzzolo della collina.

Ore 2,04. Dopo essersi restaurate un pochino ed essersi cosparse completamente di crema anticellulite, Patty, Tania e Sibilla si danno la buonanotte. Ma prima..
"Ragazze, volete delle gocce per dormire? Io m'impasticco perché non vorrei rimanere sveglia nonostante mi senta demolita."
"No grazie, Tania, noi due siamo normali!" Normali è una parola grossa, se riferita a loro! Ognuna chiusa nei suoi pensieri, già pregustano l’inizio della loro avventura nella millenaria capitale della Grecia. BUONANOTTE!