domenica 10 febbraio 2008

Istinto e ragione

Qualcuno molto tempo fa disse che la ragione per cui gli esseri umani sono superiori a tutte le altre creature e' che sono in grado di prendere decisioni per mezzo del ragionamento, mentre gli animali si basano solamente sull'istinto.
Io credo invece che per essere veramente superiori dovremmo trovare il giusto equilibrio fra istinto e ragione.

(S. Bambarén)


Possiamo vedere e sentire vicina

una persona nel mondo dei sogni,

e il fatto che al risveglio

non ci sia più

non significa

che non sia stata davvero

con noi.

(S. Bambarén)

lunedì 4 febbraio 2008

Ultimo canto di Saffo


Placida notte, e verecondo raggio
Della cadente luna; e tu che spunti
Fra la tacita selva in su la rupe,

Nunzio del giorno; oh dilettose e care
Mentre ignote mi fur l'erinni e il fato,
Sembianze agli occhi miei; già non arride
Spettacol molle ai disperati affetti.
Noi l'insueto allor gaudio ravviva
Quando per l'etra liquido si volve
E per li campi trepidanti il flutto
Polveroso de' Noti, e quando il carro,
Grave carro di Giove a noi sul capo,
Tonando, il tenebroso aere divide.
Noi per le balze e le profonde valli
Natar giova tra' nembi, e noi la vasta
Fuga de' greggi sbigottiti, o d'alto
Fiume alla dubbia sponda
Il suono e la vittrice ira dell'onda.


Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
Sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta
Infinita beltà parte nessuna
Alla misera Saffo i numi e l'empia
Sorte non fenno. A' tuoi superbi regni
Vile, o natura, e grave ospite addetta,
E dispregiata amante, alle vezzose
Tue forme il core e le pupille invano
Supplichevole intendo. A me non ride
L'aprico margo, e dall'eterea porta
Il mattutino albor; me non il canto
De' colorati augelli, e non de' faggi
Il murmure saluta: e dove all'ombra
Degl'inchinati salici dispiega
Candido rivo il puro seno, al mio
Lubrico piè le flessuose linfe
Disdegnando sottragge,
E preme in fuga l'odorate spiagge.


Qual fallo mai, qual sì nefando eccesso
Macchiommi anzi il natale, onde sì torvo
Il ciel mi fosse e di fortuna il volto?
In che peccai bambina, allor che ignara
Di misfatto è la vita, onde poi scemo
Di giovanezza, e disfiorato, al fuso
Dell'indomita Parca si volvesse
Il ferrigno mio stame? Incaute voci
Spande il tuo labbro: i destinati eventi
Move arcano consiglio. Arcano è tutto,
Fuor che il nostro dolor. Negletta prole
Nascemmo al pianto, e la ragione in grembo
De' celesti si posa. Oh cure, oh speme
De' più verd'anni! Alle sembianze il Padre,
Alle amene sembianze eterno regno
Diè nelle genti; e per virili imprese,
Per dotta lira o canto,
Virtù non luce in disadorno ammanto.

Morremo. Il velo indegno a terra sparto,
Rifuggirà l'ignudo animo a Dite,
E il crudo fallo emenderà del cieco
Dispensator de' casi. E tu cui lungo
Amore indarno, e lunga fede, e vano
D'implacato desio furor mi strinse,
Vivi felice, se felice in terra
Visse nato mortal. Me non asperse
Del soave licor del doglio avaro
Giove, poi che perìr gl'inganni e il sogno
Della mia fanciullezza. Ogni più lieto
Giorno di nostra età primo s'invola.
Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l'ombra
Della gelida morte. Ecco di tante
Sperate palme e dilettosi errori,
Il Tartaro m'avanza; e il prode ingegno
Han la tenaria Diva,
E l'atra notte, e la silente riva.

L'Infinito





Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s'annega il pensier mio:

E il naufragar m'è dolce in questo mare.


mercoledì 2 gennaio 2008

Volareeeee


Il 26 dicembre è arrivato Babbo Natale e abbiamo volato in elicottero sulle Dolomiti...


E' stato incredibile! Sfiorare le vette e volare a pochi metri dalle pareti rocciose toglie il fiato...
Un'esperienza assolutamente da vivere!



martedì 4 dicembre 2007

Aspettando le feste...

E si ricomincia. Come ogni anno, ci risiamo. Siamo entrati nel periodo più stressato dell'anno, a caccia di addobbi, panettoni e dolciumi di ogni sorta... e di regali. Così un momento di pace e serenità, come si vorrebbe, si trasforma in un calderone di gente impazzita che si affaccenda tra pacchetti, luci colorate, biscotti natalizi, acquisti di ogni tipo. Mi ci tiro dentro anch'io, è naturale. Ed ogni anno, quando a fine ottobre i magazzini cominciano ad esporre Babbi Natale di dubbio gusto, palline e decorazioni, mi riprometto che no, stavolta non ci sarei cascata, avrei vissuto l'avvento con serenità, senza lo stress consumistico che ormai caratterizza le feste... e invece... mi ritrovo pure io incantata dalla magica atmosfera prenatalizia e mi metto ad infiocchettare corone d'avvento e a confezionare calendari con i cioccolatini... che farci?
L'importante però è non dimenticare che al mondo non esistiamo solo noi e la nostra bella società colorata di luci. Bisogna pensare anche a chi sta peggio e non solo a parole, come stanno facendo i miei alunni che si privano di alcuni giocattoli per spedirli a chi a Natale non ha neppure l'albero sotto il quale cercare i regali.

martedì 6 novembre 2007

Vajont

02.11.2007


Dopo averne a lungo parlato senza mai veramente deciderci ad organizzare il viaggio, finalmente siamo riusciti a visitare la diga del Vajont. E' stata un'esperienza unica, resa ancor più emozionante dall'aver visto proprio il giorno precedente il video di Paolini sul disastro avvenuto la notte del 9 ottobre 1963 (http://vajont.org/vajont_static/paolini.html), un monologo di grande effetto e denso di emozioni, oltre che di importanti verità.

La diga è a dir poco stupefacente. Alta oltre 260 metri, mi ha dato l'impressione di un enorme foglio di carta incastonato nella montagna... un foglio che ha retto la pressione della frana del monte Toc contenendola oltre la gola della valle, ma che non ha impedito che oltre 50 milioni di metri cubi d'acqua ne scavalcassero il coronamento radendo letteralmente al suolo il paese di Longarone situato a valle della stretta gola. Quasi 2000 persone persero la vita in quella che è stata giudicata una tragedia annunciata, ma il cui pericolo sembra essere stato allora sottovalutato da chi doveva ricavare enormi profitti dalla costruzione della diga.

Ci è stato possibile percorrere il tratto sommitale della struttura. Siamo stati accompagnati dalla guida lungo il coronamento, le cui barriere protettive non erano tuttavia sufficienti a infondermi un po' di sicurezza se solo l'occhio mi si spostava al di là della passerella, in quel vuoto infinito che pareva tuffarsi nella gola rocciosa. Ma, pur con un pizzico di timore di fronte al baratro, non riuscivo a trattenermi dal gettare lo sguardo oltre il bordo del camminamento. Mette soggezione questa diga, soprattutto se si pensa all'immane quanto inutile tragedia di cui si è resa teatro e a vederla così, nel silenzio della vallata ormai riempita dal versante della montagna, silenzio disturbato "solamente" dalla musica proveniente da un furgone di ristorazione, sembra di contemplare un gigante imbronciato perché costretto per punizione a fare da guardia alla valle sottostante da lui in passato devastata.

Ci si trova così, con la frana, da una parte, tanto vicina da sembrare sul punto di addossarsi ulteriormente alla parete della struttura, il baratro dall'altra, e in fondo ad esso il rivolo del torrente che scorre tra le rocce in direzione del Piave, e noi, nel mezzo, a chiederci come l'uomo abbia potuto concepire ed erigere un'opera di tali impressionanti proporzioni facendosi però tradire, nella sua brama di potere, dallo stesso gigante da lui creato. Questo luogo spinge ad importanti riflessioni su certi comportamenti messi in atto dall'uomo. Viene da chiedersi se valga davvero la pena di rischiare tanto per stringere in mano un pugno di denaro. E forse non a caso spesso la risposta ci viene data dalla natura stessa che ci si rivolta contro.


Ci sono luoghi nei quali aleggia ancora, vivo come il respiro stesso dell'esistenza, lo spirito di un vissuto storico, con le sue memorie ed i suoi moniti... uno di questi è senza dubbio la valle del Vajont.

Il lago e la diga prima del disastro

Longarone dopo il 9 ottobre 1963

La diga dopo il disastro